mercoledì 11 marzo 2009

Bloccati due rumeni per furto ai parcometri

Fermati dai Carabinieri mentre scassinavano il quinto raccoglitore di monete



Savigliano - Trapano, pazienza e attenzione. Così due giovani rumeni (P.A. di 21 anni e G.A. di 18 anni) hanno agito nella scorsa notte a Savigliano: i due malviventi, senza fissa dimora, erano riusciti a forzare quattro parcometri in diverse zone della città, ma al quinto tentativo sono stati colti in flagranza di reato dai Carabinieri, allertati dai cittadini. Mentre uno scassinava il parcometro, il secondo faceva da “palo” nascosto dietro una siepe. I due sono stati perquisiti e nella loro vettura è stata trovata la refurtiva di 800 euro. Arrestati, ora sono nel carcere di Saluzzo. E’ la prima volta che a Savigliano succede un furto secondo queste modalità ma, grazie all’attenzione dei cittadini, è stato subito fermato sul nascere.

Nuova rissa a Marina tra rumeni e carraresi

Carrara, 9 marzo 2009 - Altra rissa e notte di fuoco alla Serenella per la 'guerra' in atto tra un gruppo di rumeni che abitano in un condominio e i giovani carraresi che si radunano a Marina prima della partenza per le discoteche della Versilia. Sabato sera si è passati nuovamente alle vie di fatto e dopo una scazzottata e lanci di bottiglie e oggetti contundenti, cinque giovani tra cui pare un paio di minorenni sono finiti al pronto soccorso.



E ieri sera i carabinieri sono stati costretti ad intervenire di nuovo perché un rumeno coinvolto nella rissa di sabato sera aveva chiamato il 112 dopo che, a suo dire, un gruppetto di giovani, si era affacciato sul loro pianerottolo con l’intenzione di fare irruzione nell’appartamento e dare una 'lezione'.



Ma quando è arrivata la gazzella del Radiomobile, i giovani carraresi segnalati nel condominio si trovavano invece fuori del portone e nei pressi di locali pubblici. I carabinieri, comunque, li hanno tutti identificati e uno di loro è risultato che era stato coinvolto nella rissa del sabato sera. Vecchia ruggine, incomprensioni, lanci di bottiglie e danneggiamenti: sono le cause che hanno originato l’ennesimo episodio di violenza che la scorsa estate era sfociato in una sorta di Far West con sette feriti, tra cui due poliziotti e quattro arresti, tre rumeni ed un carrarese.



La rissa è scoppiata poco dopo mezzanotte e solo l’intervento massiccio di polizia e carabinieri ha evitato il peggio. I rumeni occupano un appartamento al secondo piano di uno stabile che si affaccia su via Rinchiosa e il viale Colombo dove la sera stazionano a lungo centinaia di giovani carraresi che poi si recano nelle discoteche. Un punto di ritrovo ormai tradizionale che si tarsforma spesso e volentieri in una zona di combattimento.



I carraresi segnalano che dal terrazzo dell’abitazione in questione più volte sono volate bottiglie e lattine di birra che hanno anche colpito alla testa qualche ragazzo. Una situazione esplosiva visto che neppure gli arresti dell’estate scorsa ha rasserenato gli animi. Polizia e carabinieri stanno vagliando alcune testimonianze per identificare gli autori delle aggressioni di sabato sera. Sviluppi alle indagini sono attese nelle prossime ore.

Tredici cellulari e quattro fotocamere: arrestati per ricettazione due rumeni Read more: "Lo Schermo Lucca, Tredici cellulari e quattro fotocamere:

10/03/2009 VIAREGGIO (Lucca) - Sono stati arrestati dalla Polizia del Commissariato di Viareggio, per il reato di ricettazione, due rumeni, uno residente a Pomezia e l'altro domiciliato a Viareggio. Nell'auto su cui viaggiavano avevano nascosto in uno zaino 13 telefoni cellulari e 4 videocamere digitali.

Avevano in macchina 13 cellulari e 4 fotocamere digitali, nascoste dentro uno zaino, in auto, una Hyunday Accent grigia, ma non sono né rappresentanti di questo genere di articoli, né li vendono come professione. Eppure, quando una pattuglia delle Volanti del Commissariato di Viareggio li ha fermati, ieri pomeriggio verso le 17, ha trovato proprio tutto questo nella bauliera della macchina.

Questo ha dato il via ad una serie di controlli che hanno permesso di appurare che due telefoni cellulari di quelli trovati nello zaino, provenivano da furti che erano stati denunciati durante la festa del rione Darsena nel corso dell'ultimo Carnevale, che si è svolta lo scorso 21 febbraio. Sono, quindi, partiti ulteriori accertamenti anche sul resto della refurtiva recuperata.
E intanto i due a bordo dell'auto sono stati sottoposti a fermo e dovranno rispondere del reato di ricettazione. Claudiu Mantu, nato in Romania nel 1981 e residente a Pomezia (Roma), pregiudicato e Silviu Valy Neculau, anche lui originario della Romania, di 25 anni domiciliato a Viareggio e pregiudicato - dopo le formalità di rito - sono stati associati alla casa circondariale di Lucca e adesso si trovano a disposizione dell'autorità giudiziaria.

LADRI IN AZIONE Pendolari del furto, presa banda di rumeni

Reggio Emilia, 9 marzo 2009. SONO RESIDENTI in provincia di Roma i tre rumeni arrestati ieri notte, poco prima dell’alba, dalla squadra Volanti della polizia di Reggio coordinata dal dirigente Domenico De Iesu. Sono rumeni “regolari”: tutti e tre hanno un lavoro, chi da carpentiere, chi operaio, chi in un vivaio, ma sono anche dei ladri pendolari.

A BORDO di una Fiat Stilo argento hanno svuotato le macchinette per pagare la sosta negli stalli blu attorno alla cerchia cittadina. Gli agenti hanno seguito tutte le loro mosse in tempo reale. L’operatore della sala operativa della questura ha guidato gli agenti passo passo una volta accortosi di quell’auto sospetta.
I tre (Gheorghe Prunà, Vasile Apoei e Dumitru Ciohoreanu), prima di essere acciuffati in piazzale Marconi, accanto alle Poste, avevano già battuto con successo le colonnine di parcheggio di via Lamagolese (due), via Sani e via XX Settembre.

CACCIAVITI e piede di porco: ogni volta che è stato estratto il cassetto contenente le monete è scattato l’allarme e una Volante è stata inviata sul posto. Nonostante l’intervento fulmineo (lo si vede dai filmati delle telecamere di sorveglianza messi a disposizione della questura), i tre sono riusciti sempre ad allontanarsi.
Fino all’ultimo colpo, quello in stazione. Qui sono stati bloccati e arrestati dalla polizia che li ha condotti nella vicina questura. Nell’auto sono stati trovati 600 euro frutto dei colpi e un’intera cassetta in metallo.

LA QUESTURA ora indaga per capire se i tre, apparentemente insospettabili e senza precedenti, abbiano colpito anche altrove e abbiano poi lasciato il bottino da qualche amico compiacente. Un evento assai probabile visto che è difficile spiegarsi come si possa fare un viaggio da Roma per scassinare delle macchinette scambia soldi. Con quel che costa la benzina poi.

Arrestati a San Felice due cittadini rumeni

09-03-2009 Bassa modenese - Nel pomeriggio di ieri i Carabinieri di San Felice sul Panaro hanno tratto in arresto due cittadini romeni, rispettivamente di 34 e 31 anni, entrambi residentei a San Feli sul Panaro, muratori, resisi responsabili di violenza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

I due, verso le ore 19.00, in via don Minzoni, in stato di evidente ebbrezza alcolica, nel corso di identificazione a seguito di precedente litigio con altri connazionali, senza giustificato motivo avevano aggredito una pattuglia di Carabinieri ed una della locale Polizia Municipale, contestualmante intervenuta. Solo dopo una breve colluttazione i due sono stati bloccati ed arrestati.

Rumena violentata e schiavizzata: quattro arresti in Sicilia

Le iniziali promesse di un lavoro come badante, per una ventenne rumena, avevano lasciato il posto alle violenze quotidiane di una banda italo-romena che l'aveva costretta ridotta in schiavitù e costretta a prostituirsi. Ma ora quell'incubo è finito. I carabinieri di Alcamo, in provincia di Trapani, hanno arrestato tre rumeni (Neculai Bulai di 51 anni, Nicu Claudiu Bulai di 30, Iulian Ilie Balan di 20), e un italiano, il 54enne Vincenzo Di Franco. I quattro uomini sono accusati di violenza sessuale, sequestro di persona, riduzione in schiavitù e associazione per delinquere.

Secondo la ricostruzione dei fatti operata dai carabinieri, in gennaio i tre romeni avrebbero avvicinato in patria la connazionale di 20 anni, che cercava lavoro e sperava in una sistemazione come badante in Italia. Ma una volta giunti in Sicilia, i tre uomini le avrebbero sottratto i documenti di identità costringendola, con continue minacce di morte e con le botte, a rimanere chiusa in casa. Qui la giovane sarebbe stata violentata ripetutamente e poi «affidata» a Di Franco, che l'avrebbe violentata a sua volta e costretta a prostituirsi. Tutto è finito quando la ragazza ha trovato la forza di fuggire e denunciare tutto ai militari dell'Arma.

lunedì 9 marzo 2009

Fermati in provincia di Rovigo dei due giovani rumeni, presunti killer di Angelo Peirè (77 anni), ucciso nella sua casa nel centro storico di Genova

«Il giallo è risolto»: così Gaetano Bonaccorso, dirigente della squadra Mobile di Genova ha sintetizzato l’operazione e l’indagine sul delitto di via Del Campo, nel centro storico di Genova. Il movente sarebbe una rapina «finita male»: la vittima conosceva i due e ha aperto loro la porta. Una conoscenza legata all’acquisto, dai due sospettati e da altri, di merce rubata. Quindi della ricettazione di generi che non solo la parte “irregolare” della comunità rumena, ruba nei supermercati liguri e no, rivendendola poi a mercato nero come dimostrato da altre indagini sul campo negli corso degli ultimi anni.

Il «giallo» si è quindi risolto sabato notte, quando due giovani cittadini romeni - Marian Ciobanu (19 anni) e Alexandru Toth (28) - sono stati fermati a Occhiobello di Rovigo.

Fermati in provincia di Rovigo dei due giovani rumeni, presunti killer di Angelo Peirè (77 anni), ucciso nella sua casa nel centro storico di Genova. La rapina all’origine della vicenda, ma vittima e sospetti assassini si conoscevano. Le voci dei protagonisti dell’inchiesta nei link a fondo alla pagina e nel testo

Angelo Peirè

«Il giallo è risolto»: così Gaetano Bonaccorso, dirigente della squadra Mobile di Genova ha sintetizzato l’operazione e l’indagine sul delitto di via Del Campo, nel centro storico di Genova. Il movente sarebbe una rapina «finita male»: la vittima conosceva i due e ha aperto loro la porta. Una conoscenza legata all’acquisto, dai due sospettati e da altri, di merce rubata. Quindi della ricettazione di generi che non solo la parte “irregolare” della comunità rumena, ruba nei supermercati liguri e no, rivendendola poi a mercato nero come dimostrato da altre indagini sul campo negli corso degli ultimi anni.

L’AGGRESSIONE A CALCI E PUGNI

È stato aggredito a pugni e calci per rapina Angelo Peirè,. I due romeni, Marian Ciobanu e Alexandru Toth, fermati da polizia e carabinieri a Occhiobello (Rovigo) conoscevano la vittima, che si rivolgeva a loro per acquistare merce rubata, e per questo motivo Peirè ha aperto loro senza timore la porta di casa. Impronte digitali e reperti diversi rinvenuti e repertati in casa di Peirè , la ricostruzione del privato e del pubblico della vita della vittima, hanno consentito di costruire un quadro preciso. Da questi elementi, gli inquirenti sono arrivati ai due romeni. Ciobanu e Toth sono stati fermati in una pensione vicino Rovigo e stavano cercando di procurarsi i biglietti per lasciare l’Italia.


LA RAPINA E I RETROSCENA DA CHIARIRE
La finestra della camera di Peré, come è stata trovata il 2 marzo: luci e tv erano rimaste accese

Come detto, l’omicidio sarebbe stato l’ultimo atto di una rapina degenerata violentemente, anche se gli inquirenti vogliono e devono ancora chiarire del tutto i rapporti tra la vittima e i due sospettati dell’omicidio. Le indagini avevano avuto uno sviluppo negli ambienti gay che erano frequentati dalla vittima, peraltro conosciuta nella città vecchia come persona mite.

Gli inquirenti (per ascoltare Alessandra Bucci, della questura di Genova, clicca qui) hanno confermato che i due sono entrati in casa accolti dalla vittima che li conosceva. La porta di casa non presentava segni di effrazione o forzatura: «Gli ha aperto o li aspettava» hanno detto gli inquirenti. Le ipotesi di accusa sono quelle di omicidio e di rapina. Sarà l’evoluzione dell’indagine a chiarire la tipologia di omicidio che verrà contestata rispetto alla volontarietà dello stesso o come una conseguenza non voluta di un altro delitto (la rapina). In tal senso, gli esiti dell’autopsia e il loro dettaglio sulle cause e modalità del decesso saranno fondamentali per la configurazione del reato; l’esame aveva già evidenziato un paio di colpi al volto e al cranio come i fendenti mortali.

I retroscena più delicati da chiarire, perché attinenti alla vita privata della vittima, sono quelli del rapporto tra la vittima e i due fermati, sia nell’ambito della ricettazione sia di frequentazione personale legata al giro borderline della comunità gay e degli stessi immigrati irregolari. Ovvero se i due rumeni potessero in qualche modo avere avuto o avere rapporti con la vittima o se la stessa vittima fosse oggetto di qualche ricatto. Particolari come detto delicati, ma indispensabili per la costruzione del quadro dell’accusa e della difesa dei due fermati.

L’INDAGINE

L’operazione di sabato è stata condotta dai carabinieri e dagli agenti della squadra Mobile di Genova, in collaborazione con la polizia romena: «Indagini svolte alla vecchia maniera - ha sottolineato il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Gino Micale (clicca qui e ascoltalo) - senza l’ausilio di particolari attrezzature tecnologiche». Gli investigatori sono partiti da alcune impronte digitali trovate in casa di Peirè e hanno “scavato” nella vita dell’anziano, per cercare di capirne le frequentazioni.

GLI INQUIRENTI: FONDAMENTALE LA COLLABORAZIONE DELLA POLIZIA ROMENA
«Sì, forse in Romania tra i criminali è aumentata la percezione che in Italia si possa delinquere con maggiore facilità, si scambiano queste informazioni, ma i romeni che sono qui non sono tutti delinquenti»: lo ha detto Ioan Popa, colonnello della polizia romena a margine della conferenza stampa per il fermo dei suoi due connazionali accusati dell’omicidio di Angelo Peirè. I poliziotti romeni hanno dato «una grossa mano» alle indagini: «In Italia - ha spiegato Popa - ci sono più di un milione di romeni, di cui 958 sono stati condannati. Non so se questa si possa definire una percentuale alta per la criminalità. Però ce ne sono pure 450.000 con documenti regolari, con un contratto di lavoro e 350.000 in corso di regolarizzazione. Noi, comunque, siamo sempre a disposizione della polizia italiana. Il nostro ruolo è quello di dare un’informativa immediata, superando i ritardi della burocrazia. E partecipiamo direttamente alle indagini, anche con attività che possono sembrare semplici, come la verbalizzazione, ma che semplificano molto il lavoro delle forze dell’ordine».


Omicidio nei vicoli, due arresti
Giuseppe Filetto
A tradirli alcuni connazionali e la soffiata di un confidente della polizia. Avevano trovato ospitalità in provincia di Rovigo

"Traditi" dagli amici, immigrati, pregiudicati, senza lavoro e senza domicilio come loro e dalla soffiata di un confidente della polizia. Inoltre, la collaborazione della gente dei vicoli ha portato gli investigatori ai due assassini, ai rumeni che tra il 10 e il 15 di febbraio avrebbero ammazzato a pugni e calci Angelo Peirè. Doveva essere una rapina, all´anziano che a loro apriva la porta, a cui portavano merce rubata: alimentari, abbigliamento, detersivi che poi il settantasettenne rivendeva a basso prezzo alla gente del Centro Storico. Quella rapina sarebbe degenerata, trasformandosi in un omicidio. Gli uomini della Squadra Mobile e del Nucleo Investigativo dei carabinieri hanno fatto scattare le manette ai polsi di Marian Ciobanu (19 anni) ed Alexandru Toth (di 28) tra sabato e domenica. Braccati dagli investigatori, i due sono stati catturati all´una di notte, in strada, a Occhiobello, in provincia di Rovigo, dove avevano trovato ospitalità con l´aiuto di connazionali. Pronti a sconfinare in un paese extra Schengen «La cattura è il frutto della collaborazione tra polizia italiana, carabinieri e polizia rumena», sottolinea il questore Salvatore Presenti. Ognuno ha messo il proprio tassello, alla vecchia maniera, lavorando sulle informazioni acquisite sul territorio. Tanto che la conferenza stampa di ieri è stata presenziata dal comandante provinciale dell´Arma, Gino Micale, da Gaetano Bonaccorso (capo della Squadra Mobile) e dal colonnello rumeno Ioan Popa, distaccato in Italia. Mancava solo il sostituto procuratore Francesco Albini Cardona, che coordina l´inchiesta ed ha firmato l´arresto, basato sugli indizi a carico dei presunti assassini: le telefonate dall´apparecchio fisso di Peirè dimostrerebbero che l´uomo poco prima di morire abbia avuto contatti con i rumeni, o comunque con qualcuno a loro vicino; i due balordi facevano parte delle sue assidue frequentazioni; Toth e Ciobanu, insieme, si sarebbero allontanati da Genova proprio il giorno in cui su un giornale è uscita la notizia che la polizia li stava cercando. Un passo falso e decisivo per i due, tanto da far temere il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove. Ora gli agenti guidati da Alessandra Bucci (dirigente della Squadra Omicidi) e del maggiore Vito Di Gioia (Seconda Sezione Omicidi dei carabinieri) cercano ulteriori elementi forti. Sperano di ottenerli dai rilievi compiuti nella casa di Angelo, al primo piano del civico 13 di via del Campo. Qui, dove l´ex portuale è stato trovato morto il 2 marzo scorso, dopo una decina di giorni e in avanzato stato di decomposizione, sono stati prelevati reperti biologici (macchie di sangue sul pavimento), impronte digitali ed altre tracce che sono state inviate e su cui in queste ore lavora il Ris di Parma.

Uccide la moglie, ferisce la sorella della vittima e si spara

08-Marzo-2009

BOLOGNA- Tragedia in un'abitazione sulle colline bolognesi: un uomo ha ucciso la convivente, di nazionalità romena, con un colpo di pistola, poi ha rivolto l'arma contro se stesso e ha fatto fuoco. E' accaduto a Ca' Bortolani, frazione di Savigno. L'uomo, un 60enne, è stato trovato in gravissime condizioni ed è morto dopo qualche ora in ospedale. Rimasta ferita anche la sorella della vittima: è in condizioni non preoccupanti.

Renzo Sapori, ha 60 anni, lei, romena, 27 di meno, voleva chiudere la relazione. Hanno litigato e l'uomo, geloso, ha sparato. Sapori aveva fatto il ristoratore, poi gli affari erano andati male, aveva venduto tutto e da un paio d'anni non aveva alcuna attività. Lei lavorava in una cooperativa della zona. Si era unita a quell'uomo e aveva fatto venire in Italia anche la sorella, di anno più giovane, dopo aver trovato anche per lei un impiego nella stessa impresa.

Proprio la sorella è stata testimone e vittima della follia. La donna, ferita non gravemente ha chiamato dei conoscenti che l'hanno portata in auto fino all'ospedale Maggiore di Bologna e hanno allertato il 118.

Da questo è partito l'allarme ai carabineri. Il personale di "Bologna Soccorso" ha trovato Sapori in condizioni gravissime per quel colpo di pistola alla testa ma è riuscito a portarlo vivo in ospedale. Nulla da fare invece per la sua compagna. Pochi dubbi per i carabinieri che hanno passato la notte nella casa al centro del paesino assieme al pm di turno: la ricostruzione dei fatti è sembrata attendibile e conclusiva. Qualcuno in paese ha raccontato che l'omicida era un uomo dai modi pesanti, che lei si era già lamentata della sua gelosia e che voleva chiudere quella relazione comunque difficile per la differenza di età e cominciare un'altra vita. Non ne ha avuto la possibilità, come è successo tante volte con lo stesso copione.

Verso le 16 i medici dell'ospedale hanno dichiarato la morte dell'omicida. I parenti hanno anche autorizzato l'espianto degli organi.


Italiano rapina prostituta rumena


lunedì 02 marzo 2009

Nettuno, Roma, lunedì 2 marzo 2009- Di solito siamo abituati a sentire il contrario ma in questo caso un pluripregiudicato 42enne di Roma, dopo essersi appartato con una prostituta rumena in località La Campana a Nettuno, aveva puntato una pistola contro la donna rapinandola dei pochi ciondoli d'oro , del cellulare e di soli 50 euro. I fatti erano accaduti il 29 dicembre 2008 e durante tutto questo tempo, il lavoro certosino degli inquirenti era proseguito senza sosta sino a giungere all'identificazione dell'uomo ed all'emissione nei suoi confronti, di un'ordinanza di custodia cautelare. La polizia ha dovuto bloccarlo perché quando ha capito ddi essere in trappola ha tentato di fuggire dal balcone. Ora deve rispondere di rapina a mano armata e detenzione e porto d'armi illegale

Arrestati a Roma una banda di 5 rumeni che clonava carte di credito

Pimp My Profile Con una microtelecamera collegata a un telefonino e montata su un pannello applicato di notte al bancomat ROMA - Decine di vittime al giorno, centinaia al mese. Ignari clienti che effettuavano prelievi al bancomat digitando il pin della loro tesserina magnetica. Senza sapere però che una banda di clonatori rumeni riprendeva le loro dita sulla tastiera numerica con una microtelecamera collegata a un telefonino e montata su un pannello applicato nottetempo sullo sportello bancario, e senza rendersi neanche conto che all’interno del bancomat, dove si infila la tessera, i clonatori avevano inserito uno scanner in grado di intercettare e memorizzare il codice segreto. Immagine e codice: e il bancomat del cliente era clonato, pronto per essere utilizzato per fare acquisti nei negozi del centro di Roma. GLI ARRESTI - A scoprire il maxi raggiro sono stati gli agenti della Squadra mobile romana che hanno arrestato 5 rumeni, 4 uomini e una donna, sorpresi in un appartamento nel quartiere Prenestino con tutte le apparecchiature necessarie alla clonazione e centinaia di carte già riprodotte o ancora vergini. Gli investigatori, guidati da Andrea Di Giannantonio, sono entrati in azione dopo aver pedinato il quintetto per alcune settimane. I cinque si spostavano su una Fiat Brava e montavano i falsi pannelli di notte, lasciandoli per alcune ore. Nel covo sono stati trovati video caricati su un pc con decine di persone riprese mentre si recavano al bancomat. Non si esclude che i bancomat clonati potessero essere rivenduti ad altre bande. Prima di approdare a Roma, la gang rumena aveva già operato in Toscana.

lunedì 2 marzo 2009

In italia rumeni violentano le ragazzine ,ma italiani che violentano i ragazzini e ragazzine in romania ,che dite?

Febbraio 2009
PREMESSA.Questo è un articolo apparso sulla stampa rumena, qualche anno fa dopo un nostro corso di formazione finanziato dalla Regione Piemonte e tenuto per operatori sociali (assistenti sociali, psicologi, forze dell’ordine, insegnanti) a Brasov. L’articolo NON è a nostro favore, poiché critica le denunce da noi fatte e riporta, ancora una volta, la difesa della propria realtà dove si sottolinea “non esistono casi gravi” come quelli denunciati da noi e da alcuni (coraggiosi) operatori rumeni presenti. Che, cifre e denunce alla mano, mostrarono a tutti come Brasov fosse una delle cittadine più “gettonate” dai turisti sessuali.Noi stessi visitammo alcuni orfanotrofi, dove tutto era perfetto: bimbi puliti e nutriti, ambienti profumati, etc. etc.. Sembrava tutto appena stato ripulito….giusto per mostrare alla delegazione straniera come tutto funzionasse alla perfezione.
Fu solo quando, insieme ad alcuni agenti della polizia locale, decidemmo di uscire dall’itinerario programmato dalle autorità che ci imbattemmo negli orfanotrofi che spesso abbiamo denunciato. E li si ripetè il “solito” copione:
bimbi denutriti, sporchi, venduti a pedofili.
Il tutto fu documentato ampiamente (anche con fotografie, alcune delle quali comparse tempo fa nel blog www.massimilianofrassi.splinder.com )e denunciato alle autorità locali, che il giorno successivo fecero uscire il comunicato stampa che a seguire abbiamo riportato, commettendo un solo errore, quello di non commentarlo prima come avremmo dovuto e permettendo che un gruppo di pedofili italiani, nel proprio sito, lo usassero per diffamarci.
Per completezza di informazione aggiungiamo che di questa storia ne ho parlato ampiamente nel mio libro “L’inferno degli angeli”.
Detto questo l’’articolo rimane come testimonianza di come, il problema innegabile dell’infanzia violata in Romania, abbia da parte delle autorità locali (da sempre) una assurda ed ingiustificabile difesa ad oltranza.Quanto ai pedofili che l’hanno utilizzato, ancora una volta la riprova della loro malafede e delle bugie che producono dal nulla.

Italienii spun ca Brasovul este un oras al turismului sexual • Politia si Directia Judeteana pentru Protectia Drepturilor Copilului considera ca informatiile italienilor sint tendentioase si neadevarate • la Brasov nu s-a semnalat nici un caz de abuz sexual savirsit de un cetatean strain asupra vreunui copil Brasovul este primul oras dupa Bucuresti in care se practica pe scara larga turismul sexual, sustin presedintii unei asociatii de protectie a copiilor din Italia, prezenti in orasul nostru la un seminar pe tema abuzurilor si violentelor indreptate impotriva copiilor. Italienii au intrat intr-o adevarata disputa cu institutiile locale care se ocupa cu protectia copiilor, dupa ce au afirmat ca ar avea informatii conform carora numerosi cetateni straini, unii chiar din tara lor, cumpara cu bani grei sau ademenesc copii din Brasov de care apoi abuzeaza sexual. ”Avem un studiu asupra turismului sexual. Am inceput cu Bucurestiul, unde situatia este inspaimintatoare. Al doilea oras este Brasovul, unde cetatenii straini vin sa caute copii si sa abuzeze de ei. Avem informatii conform carora foarte multi copii cad victime pedofililor italieni, care la Brasov gasesc o piata ieftina de carne vie”, a declarat Massimiliano Frassi, presedintele Asociatiei Prometeo. Italienii au mai spus ca, din informatiile lor, victime ale abuzurilor sexuale savirsite de pedofili straini cad chiar si copii din institutiile de ocrotire. Reprezentantii Directiei Judetene pentru Protectia Drepturilor Copilului considera ca informatiile italianului sint tendentioase si neadevarate. Conducerea DJPDC este surprinsa de afirmatiile facute de reprezentantii Asociatiei Prometeo, deoarece nici Directia si nici Politia nu au astfel de informatii, desi ambele institutii au ”lucratori stradali” care se ocupa si de copiii strazii, cu care mentin o relatie strinsa. Nici unul dintre copiii strazii nu s-a plins reprezentantilor celor doua institutii ca ar fi fost supus vreunui abuz sexual. ”La nivelul tarii, si in special la Brasov, nu putem cataloga acest aspect ca fiind un fenomen. In Brasov nu s-a inregistrat nici macar un caz de acest gen”, ne asigura maiorul Ioan Necsulescu de la IPJ Brasov. Maiorul Necsulescu spune ca nu neaga ca ar putea exista vreun caz de abuz sexual comis de cetateni straini, daca este vorba despre un copil al strazii, dar copiii institutionalizati nu traiesc astfel de drame. ”Eu nu imi amintesc sa se fi plins nici un copil al strazii de acest lucru”, mai spune totusi politistul care se ocupa cu protectia copiilor. Politia si Directia pentru Protectia Drepturilor Copilului vor cere delegatiei italiene sa dezminta oficial afirmatiile facute la Brasov, in cazul in care acestea nu sint sustinute cu dovezi clare, si sa informeze populatia asupra situatiei reale de la Brasov. Italienii veniti la Brasov au vizitat citeva centre de primire minori, leagane si centre de plasament si au fost mirati de conditiile bune in care cresc copiii. ”Ni s-a cerut sa aratam si alte camine sau centre in care nu exista conditii atit de grozave, italienii acuzindu-ne de faptul ca le aratam doar cele mai bune centre. In judetul nostru nu exista insa altele. Majoritatea centrelor pentru minori au fost renovate si asigura conditii deosebite copiilor. In aceste camine au fost investiti multi bani. In cele din urma, italienii au spus ca, in Brasov, copiii institutionalizati traiesc in conditii mai bune decit in Italia”, a adaugat maiorul Necsulescu.

Lettera aperta dalla comunità dei Rumeni in Italia

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Crisi Globale...


Pimp My ProfileA un anno dal suo inizio, la crisi economica sta entrando nella fase più complessa. Negli Stati Uniti come in Europa, la crisi finanziaria si intreccia con l’inflazione e la gelata dei consumi. In questa situazione, imprese, investitori e autorità si domandano quanto profondo e quanto lungo sarà il ciclo negativo. Lo stanno facendo i capi di Stato e di governo nel G8. Lo fanno i ministri economici riuniti a Bruxelles.Questa domanda è naturale per chi deve prendere decisioni in campo economico e finanziario. Eppure, esistono ragioni per ritenere che questa crisi non sia ciclica ma strutturale e che il sistema economico e finanziario non sia destinato a tornare sulle tendenze precedenti, ma stia attraversando una vera metamorfosi. In tutte le grandi crisi, infatti, il sistema economico è uscito trasformato nel profondo, con nuove gerarchie di imprese e mercati e con un diverso modo di operare. Se questo è vero, occorre liberarsi degli abiti mentali del passato e intuire prima possibile le grandi direttrici del cambiamento. Il problema non è resistere alla crisi, ma anticipare il cambiamento.Al momento l’evoluzione dell’economia è ancora confusa e indefinita. Esistono tuttavia indicazioni che il sistema stia effettivamente mutando nella sua struttura. In modo aneddotico, e senza pretese di analisi, cito alcuni elementi di novità.L’inflazione globale rialza la testa in tutte le aree del mondo e la politica monetaria appare sostanzialmente impotente nel frenare i prezzi al consumo. I tassi di interesse, infatti, agiscono innanzitutto sui prezzi degli stock (immobili, azioni, obbligazioni). In questo contesto è ragionevole attrezzarsi a vivere con un’inflazione più elevata, nonostante gli sforzi delle autorità per contenerla.Il sistema finanziario globale sta mutando con la scomparsa di mercati e intermediari, e con un più elevato requisito di capitali. Il prezzo del petrolio e dei carburanti continua ad aumentare e già si parla del greggio a 200-250 dollari al barile, pur in presenza dei primi sintomi di recessione. Il prezzo dei prodotti agricoli, analogamente, cresce senza sosta e rilancia scenari malthusiani impensabili fino a pochi anni fa. In molti Paesi determina un ritorno profittevole all’agricoltura. Il tasso di diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione aumenta esponenzialmente in tutte le regioni del mondo e sfida la capacità di apprendimento.Infine, segnali più deboli, ma egualmente fondamentali. L’industria dell’auto americana è in grave difficoltà, per non aver compreso l’importanza del risparmio energetico e dei cambiamenti climatici nel progettare i propri modelli. E un numero crescente di genitori nelle élite inglesi e americane iscrivono i figli a scuola di mandarino, a Londra, New York o San Francisco.Questi semplici indizi non disegnano il futuro, ma indicano l’avvio di cambiamenti strutturali, molto diversi dal ciclo tradizionale. In queste condizioni, l’economia del dopo-crisi dipenderà dalle decisioni di milioni di soggetti, tra i quali emergerà chi ha visto più lungo. Una crisi, nel senso di cambiamento, non è in sé una tragedia, se il precedente modello di crescita era insostenibile. Sbaglia dunque chi pensa a una catastrofe, come sbaglia, io credo, chi pensa semplicemente in termini di ciclo.Non siamo alla fine del mondo. Quasi certamente siamo alla fine di un mondo.

La comunità romena in Italia

Pimp My

giovedì 25 ottobre 2007

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Chiese Ortodosse in Italia












PARMA

1. Parrocchia Greco-Ortodossa di San Nettario
Indirizzo: c/o Chiesa di Santa Maria Maddalena, Borgo della Posta 19, 43100 Parma.
(La Divina Liturgia viene celebrata una volta al mese dal Parroco di Bologna).

Assunzione per lavoratori neocomunitari... Prefettura di Parma

Identità Romena

Il Partito dei Romeni in Italia

europa debole

Andare a fare una vacanza nei paesi in cui si paga in dollari, comprare prodotti cinesi a meno prezzo, pagare la benzina meno.
Io mi chiedo: ma i giornalisti che dicono queste scemenze lo sono o lo fanno? o non si rendono conto di quali idiozie stanno dicendo e confermano quello che penso e sento dire dalla gente, ovvero che sono solo schiavi di chi ha interesse a fargli dire simili balle.
Pagare la benzina meno: roba da morir dal ridere.
Certamente i petrolieri la pagano meno e certamente fanno un mucchio di soldi, visto che noi la paghiamo sempre lo stesso prezzo!
Comprare prodotti cinesi a minor prezzo: certo che se si potessero mangiare i computer o i lettori di DVD sarebbe conveniente. Peccato che la spesa ogni giorno si faccia in Euro e peccato che i beni alimentari e agricoli siano iperprotetti e di concorrenza da area dollaro non se ne parla nemmeno
Andare in vacanza dove si paga in dollari: la soddisfazione del pirla. A parte il fatto che sarebbe bene andare in vacanza in Italia, se fosse economicamente accessibile (ormai siamo più cari - sul serio - della Svizzera), ma che soddisfazione c'e' ad andare in vacanza dove si paga in dollari? E' soddisfazione andare in vacanza perchè si sta bene e si guadagna, non di certo quando tornando si potrebbe aver perso il posto di lavoro.
La realtà è che con l'euro così forte non si vende nulla all'estero e l'unico rimedio per le aziende è chiudere o andare a produrre dove il lavoro si paga in dollari. Oggi paradossalmente conviene aprir fabbriche in America, per non dire ovviamente tutti gli altri paesi dell'estremo oriente legati al dollaro.

La realtà è che gli americani sono furbi e usano la valuta politicamente per i loro interessi di medio e lungo periodo. Noi in Europa non abbiamo un potere politico che possa fare altrettanto e ci siamo affidati ai banchieri, che ovviamente gestiscono la valuta cercando di mantenerla ai valori più alti possibili. In questo modo garantiscono il potere di acquisto di chi i soldi li ha, contribuiscono ad aumentare il differenziale fra chi ha e chi non ha, e fanno sì che gli imprenditori e i loro dipendenti vadano in malora.
Quindi, andiamo in vacanza in area dollaro e, mentre siamo la', cerchiamo di vedere se possiamo aprirci un'attivita' e restarci, perche' qui, di questo passo, ci sara' ben poco da ridere.

EURO

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