lunedì 16 marzo 2009
Furti macchine operatrici,6 arresti Operazione della Polizia stradale di Trieste in otto regioni
La Polizia Stradale di Trieste ha eseguito una vasta operazione contro un gruppo criminale dedito al furto, ricettazione e riciclaggio di macchine operatrici, veicoli industriali e attrezzature da cantiere.
Sono 6 le ordinanze di custodia eseguite dalla Polizia Stradale di Trieste e 34 le perquisizioni effettuate in Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Piemonte, Emilia Romagna, Liguria, Toscana e Puglia.
Le complesse indagini hanno permesso di delineare una agguerrita associazione criminale, composta da italiani, romeni e albanesi che operava numerosi furti di veicoli industriali tra la Lombardia ed il Piemonte per poi riciclarli in Romania attraverso i valichi di frontiera, ormai aperti, della provincia di Trieste.
Nel corso delle lunghe indagini, iniziate a giugno dello scorso anno, la Polizia Stradale ha anche denunciato in stato di liberta' 34 persone, ne ha arrestate altre 2 in flagranza di reato e ha individuato 24 veicoli di cui 16 sono stati sequestrati.
Complessivamente e' di otto arresti, di cui due eseguiti in Friuli Venezia Giulia in flagranza di reato, di 34 perquisizioni a carico di altrettanti indagati eseguite in nove regioni italiane e di 24 macchine operatrici individuate, di cui 16 sequestrate, il bilancio dell'operazione condotta dalla Polstrada. Dai dettagli, forniti durante una conferenza stampa svoltasi nella sede della Polstrada di Trieste, e' emerso che ai vertici della banda c'erano tre persone: l'italiano Fabio Luca Loda, di 42 anni, un autodemolitore molto noto della provincia di Pavia, la sua compagna romena Gabriela Chiselef, di 36 anni, e l'albanese Eduard Alikaj, un pluripregiudicato di 37 anni. La donna e' agli arresti domiciliari. Tra gli altri arrestati, sono finiti ai domiciliari anche due italiani, Francesco D'Alessandro, di 63 anni, e Carlo Vitari, di 61 anni, i quali nascondevano i macchinari rubati nelle loro proprieta' (terreni e cascine). In carcere e' finito anche l'albanese Shpetim Vrako, di 45 anni. Le indagini, iniziate nel giugno del 2008 dopo l'arresto in flagranza di reato di due romeni e la denuncia di un terzo, grazie a 27mila intercettazioni hanno consentito di sgominare la banda, che ha rubato macchinari per un valore stimato per difetto di oltre 1,5 milioni di euro. Per fare un esempio, una macchina operatrice Manitu', che si acquista per 150-170 mila euro, veniva rivenduta dall'organizzazione a circa 80 mila euro. I macchinari venivano rubati in Italia, anche su commissione, ed erano poi rivenduti in Romania ed Albania. I componenti della banda riuscivano a nascondere, utilizzando uno scanner, il segnale gps emesso dalle macchine rubate che lo hanno in dotazione quale sistema antifurto. Il nome dell'operazione 'Vlore' ha preso il nome da Valona, la citta' dell'Albania dalla quale provengono gran parte degli indagati. Le indagini sono state coordinate dal pm Giuseppe Lombardi della Procura triestina.
domenica 15 marzo 2009
Caffarella: ecco come mi hanno impedito di visitare i due detenuti rumeni Il grave episodio al Carcere Regina Coeli di Roma
L'articolo 67 della legge 354/75 che regolamenta il regime carcerario consente a ogni rappresentante eletto di visitare i detenuti senza alcun preavviso; per questo motivo in mattinata insieme ad alcuni esponenti dell'associazione in difesa dei diritti umani “Everyone”, mi sono recato al Regina Coeli per visitare in veste di europarlamentare Karlo Racz e Alexandru Istoika.
Nonostante la regolare esibizione di tutti i documenti, la direzione ha addotto per quasi due ore tutta una serie di pretesti formali e burocratici (avrebbe per esempio permesso il mio accesso, ma non quello del nostro interprete rumeno) che mi hanno proibito di esercitare le mie prerogative.
Si tratta di una grave violazione delle regole democratiche, che fa parte di un'operazione politica organizzata: pur di sbattere un mostro in prima pagina, si mette alla gogna il primo malcapitato, sull'onda emotiva di un'opinione pubblica sempre più spaventata dai media.
Il caso dei due rumeni peraltro dimostra che tali comportamenti isterici sono dannosi per lo svolgimento delle indagini, distorcendone il regolare funzionamento e impedendo l'individuazione dei reali colpevoli.
In qualità di deputato europeo mi riservo di intraprendere tutte le azioni legali necessarie per accertare le responsabilità dell'episodio e di presentare una formale interrogazione in sede europea.
Giulietto Chiesa
Europarlamentare
PROSTITUZIONE Ragazze sfruttate e minacciate Condannati 2 rumeni per sfruttamento
I due sono arrivati in tribunale grazie alle indagini condotte dalla squadra mobile e coordinate dal sostituto procuratore presso il tribunale di Massa, Manotti. Le indagini erano partite nel luglio scorso quando, in seguito a controlli effettuati sul lungomare per arginare il fenomeno della prostituzione, era stata identificata una giovane donna rumena che aveva riferito di essere stata avvicinata da due persone dell’est europeo che le avevano fatto intendere che per svolgere la sua attività di prostituta in quel luogo, avrebbe dovuto dare loro una parte dei suoi guadagni minacciandola, in caso contrario, di investirla con l’autovettura.
La donna era arrivata in Italia da poche settimane consapevole di dover svolgere l’attività di meretricio per conto di un cittadino rumeno abitante a Massa, indicato con il nome di 'Drangu', al quale avrebbe dovuto corrispondere, per la protezione, la somma di 50 euro al giorno, mentre a lei sarebbe rimasta la restante somma eventualmente guadagnata. Giunta a Massa, però, la donna si era presto resa conto che ben diversa era la realtà e si era vista costretta a consegnare a 'Drangu' la metà della somma ogni giorno guadagnata ed inoltre avrebbe dovuto pagare 50 euro giornalieri ad un terzo uomo, indicato come il 'padrone' del posto dove lei ogni sera veniva accompagnata per incontrare occasionali clienti.
Ben presto, però, la donna aveva deciso di seguire il suggerimento di alcune 'colleghe' che le avevano detto di non pagare, di abbandonare lo sfruttatore e di seguirle nel loro alloggio. Ma liberarsi da Drangu non era facile: l’uomo era andato a cercarla per chiederle 500 euro e per reiterare la minaccia di investirla con l’auto. Se non altro la donna è stata in grado di fornire alle forze dell’ordine le indicazioni per permettere di identificare 'Drangu' che si è rivelato essere Drangu Costantin Ciprian, cittadino rumeno di anni 22.
La squadra mobile ha, così, organizzato, un servizio di appostamento sul lungomare di Marina per individuare il malvivente; dopo lunghe ore di appostamento un uomo corpulento aveva avvicinato la giovane e, afferrandola per un braccio, la spingeva verso le siepi. Immediato l’intervento del personale della squadra mobile che ha identificato l’uomo: Manica Florin Dorel, rumeno di anni 32 ed ha impedito ulteriori gravi conseguenze.
L’uomo, dopo avere strattonato la donna le aveva detto che 'Drangu' era molto arrabbiato con lei per non aver ricevuto i soldi richiesti. Il processo di primo grado si è concluso in tempi ristretti ed è arrivato ad una condanna significativa con gli imputati ancora detenuti in quanto sottoposti alla misura cautelare emessa nella fase delle indagini preliminari.
sabato 14 marzo 2009
Catalina Curceanu, cercetator roman in Italia: Presa a denaturat realitatea si manipulat opinia publica
Catalina Curceanu este o femeie capabila sa vorbeasca despre legaturile dintre arta si fizica moleculara cu o pasiune rara. Romanii din Italia au cunoscut-o atunci cand a intervenit in cadrul celui mai urmarit talk-show televizat din Peninsula, Porta a Porta, intr-o emisiune despre romani. A iesit din lumea experimentelor nucleare pentru a arata Italiei ca romanii nu sunt cei care ajung pe primele pagini ale cotidianelor doar pentru crime si violuri.
Catalina, ca multi conationali din Italia, a ramas socata de climatul de intoleranta la care sunt supusi romanii din Peninsula. Si, vazand cum este prezentata imaginea noastra, in primul rand la televiziunile italiene, a decis ca, intr-un fel, trebuie sa intervina.
Rep: De ce ati decis sa iesiti in public?
Catalina Curceanu: Totul a pornit in luna februarie, cand am vazut ca, la emisiunea Porta a Porta, au fost difuzate niste date despre criminalitatea imigrantilor, romanii din Italia fiind prezentati exclusiv prin prisma acelor statistici. A doua zi i-am scris un email moderatorului, Bruno Vespa, spunandu-i ca el, care se erijeaza intr-un campion al obiectivitatii, ar trebui sa dea spatiu si acelor sute de mii de romani care reprezinta partea pozitiva a comunitatii. Dupa cateva zile, am fost contactata de catre realizatori, care m-au invitat sa particip, in public, la urmatoarea emisiune care va avea ca subiect romanii.
Sincera sa fiu, ma asteptam sa se acorde mai mult spatiu discutarii cauzelor fenomenului, precum si romanilor care s-au realizat in Italia. In putinele minute care mi-au fost acordate, am cerut ca ziaristii si realizatorii de programe TV sa se ocupe si de romanii care lucreaza in domenii de excelenta in Italia si care chiar contribuie la promovarea stiintei “made in Italy”.
“Italia nu incurajeaza venirea strainilor cu inalta calificare”
Rep: Daca ati fi avut mai mult decat acele doua minute la dispozitie, ce ati fi spus publicului italian?
C.C.: I-as fi intrebat de ce in Italia nu vin mai multe persoane cu o calificare inalta, asa cum se intampla cu alte tari de imigratie, cum ar fi Statele Unite sau Canada. Italienii se plang ca cei mai multi imigranti constituie o forta de munca necalificata. Dar ei sunt primii care, la nivel institutional, investesc foarte putin in cercetare, spre exemplu, si datorita instabilitatii clasei politice.
Nu numai ca se investeste putin, dar strainii cu o calificare inalta care doresc sa se stabileasca in Italia, sunt, in mod evident, descurajati de sistem si de birocratia italiana. Am un coleg japonez care are o bursa post-doctorala la Institutul nostru, si nu reuseste sa-si aduca aici familia, din cauza piedicilor birocratice. Italienii nu isi dau seama ca sunt primii care pierd din aceasta “inchidere”.
Rep: Dar ati ales sa va continuati aici activitatea de cercetare…
C.C. Am primit oferte de munca si de la alte institute de cercetare din strainatate, spre exemplu din Canada si Japonia. In Italia, salariile sunt intre 1.500 si 2.500 de euro. In alte tari, in acelasi domeniu se castiga dublu. Dar aici, la Institutul din Frascati, ma simt extraordinar si nu as schimba niciodata locul de munca. Intr-adevar, la inceput a fost greu, in fiecare an trebuia sa cer reinnoirea permisului de sedere, era un stres continuu. Insa mereu am fost sutinuta si ajutata de colegii de la Institut.
Rep: In echipa pe care o conduceti mai sunt si alti 4 romani, toti cu formatie profesionala romaneasca. Sunt diferente intre cele doua sisteme de invatamant si cercetare, cel italian si cel romanesc?
C.C. Pana in 1992, cand am plecat din Romania, sistemul de invatamant din tara noastra era foarte bun, mai ales in domeniile stiintelor exacte. Din pacate, nivelul mediu a scazut in ultimul an, lucru care mi-a fost confirmat si de sora mea, care preda fizica la liceu in Romania. Nu este vina neaparat a sistemului universitar, ci a celui pre-universitar. Elevii ajung la facultate cu carente acumulate inca de la liceu. Si in Italia exista probleme numeroase, ei, in general, obtin rezultate mai bune in materiile umanistice, spre deosebire de noi, romanii. Face parte din traditia si cultura lor, sa fie mai dezvoltat domeniul umanistic.
Rep: Si totusi, Laboratorul Nuclear de la Frascati este unul din cele mai importante din Europa. Este si meritul echipei de romani condusa de dvs?
C.C: Am obtinut rezultate foarte bune, mai ales in domenii de avangarda, chiar daca nu exista fonduri suficiente.
“Presa italiana a manipulat opinia publica”
Rep: Revenind la comunitatea de romani din Italia, ce se intampla cu romanii din Peninsula?
C.C. Dupa parerea mea, presa a denaturat realitatea si manipulat opinia publica, pentru a distrage atentia italienilor de la adevaratele probleme ale tarii, cum ar fi criza economica sau cresterea somajului. Iar manipularea a dat rezultate: a creat o dubla manie, atat a italienilor carora le e frica de romani, cat si a romanilor care se tem de italieni si comit, si ei, greselile lor. Din pacate, ignoranta este terenul cel mai fertil in cazul unei astfel de manipulari.
Nu intodeauna am incredere in sondajele prezentate de presa, exista tendinta ca, din ambele parti, raul sa fie adus la nivel macroscopic, iar apoi oamenii sa fie bombardati cu mesaje negative. Astfel, ura aduce ura si asistam la o escaladare de violenta care trebuie oprita. De aceea trebuie prezentate si aspectele pozitive ale realitatii, pe care nici macar nu trebuie sa le cauti cu lumanarea.
Rep: La ce anume va referiti cand vorbiti de comportamentul gresit al romanilor?
C.C. E de ajuns sa te duci in fata garii Termini la Roma, sa vezi tot felul de persoane needucate, romani care stau toata ziua la cersit, cu un comportament deseori agresiv. Oricine isi da seama ca acei romani nu au venit in Italia cu un scop precis, de a-si castiga onest viata. Din pacate, numarul lor a crescut simtitor in ultima vreme.
Rep: Unii politicieni italieni sustin ca, tocmai pentru a opri fluxul migrator, ar trebui revizuita libera circulatie a romanilor. Sunteti de acord?
C.C. Nicidecum. Solutia este ca italienii sa aplice in mod riguros legea. Cine a incalcat legea, trebuie sa-si execute pedeapsa.
Rep: Dupa 17 ani de sedere in Italia, unde va considerati acasa?
C.C. Eu ma simt un cetatean al lumii, am trait in Romania, in Italia, dar si in Elvetia, la Geneva.
Rep: Ce apreciati in mod deosebit din cele doua tari, Italia si Romania?
C.C. Din Italia, literatura, modul de a gati si unele caracteristici ale italienilor, care iau viata mai usor decat noi si sunt mai disponibili. Din Romania as retine acea doza de umor care ne caracterizeaza. In definitiv, noi ne asemanam mult cu italienii, avem un fond comun. Eu zic mereu ca avem calitati diferite, dar defecte comune.
Rep: De exemplu?
C.C. Noi, ca si italienii, suntem cateodata mai lenesi, ne suflecam manecile doar atunci cand este necesar. Apoi, avem o inventivitate originala pentru a ne salva din situatiile negative. Din pacate, se intampla sa dam vina unii pe ceilalti si sa ne uitam deseori mai mult in “curtea vecinului” decat a noastra.
Rep: Considerati ca se poate convietui, cu toate defectele si calitatile noastre?
C. C. Desigur, nu avem de ales. Viitorul este al convietuirii. Dar convietuirea trebuie sa fie cautata si dorita de ambele parti, pentru ca suntem toti responsabili daca lucrurile degenereaza. Cred ca un lucru fundamental este educatia fiecaruia, in primul rand simtul civic. Adica ideea de a accepta si pe celalalt, chiar daca e mai urat, mai sarac, sau mai putin inteligent decat tine. Indiferenta si egoismul, de ambele parti, pot dauna convietuirii.
E nevoie de mai multa empatie, de mai multa comunicare. Pentru ca “rai” si “buni” exista de ambele parti. Si poate ar fi mai bine ca in loc de “eu”,” tu”- “noi”, “voi”, sa incepem sa folosim “noi”, pentru ca la urma urmei, traim in aceeasi “casa”.
Catalina Curceanu, 43 de ani, este prim-cercetator de la Institutul National de Fizica Nucleara (INFN) din Italia. Originara din Sfantu Gheorghe, a studiat fizica la Bucuresti, apoi s-a specializat in Elvetia, cu o teza de doctorat, colaborand la proiectul Obelix. In prezent coordoneaza doua proiecte de avangarda in fizica nucleara, experimentele DEAR si SHiDDHARTA, si este responsabila proiectului JRA10, de colaborare stiintifica in cadrul UE.
Romeno infastidisce una donna, scatta la rissa
di Antonella Salvatore
venerdì 13 marzo 2009
Stranieri, Fini: immorale la denuncia dei medici
No alla denuncia del clandestino "Non dico che il clandestino andrà da uno sciamano, ma sicuramente si servirà di terapie parallele", osserva il presidente della Camera parlando a Porta a porta. "Questa norma - aggiunge il numero uno di Montecitorio - potrebbe portare dei rischi per la società, con il diffondersi di patologie pericolose. Ragioniamo prima di dar vita a provvedimenti che possono ledere il diritto della persona. Nei confronti del clandestino bisogna ricordare che è sempre una persona umana. Il rispetto della dignità viene prima di qualsiasi connotazione. Prima è un uomo". Il presidente della Camera osserva che "la sicurezza è un bene primario" e si dice preoccupato dal fatto che "possa diventare un problema etnico", "se si crea una sorta di pregiudizio nei confronti dell’altro questo è un momento molto brutto per l’Italia".
Il caso Caffarella Poi Fini parla del caso della Caffarella a Roma: "Lo stupro è sempre un’infamia, non ha nazionalità". Il presidente della Camera ribadisce il proprio "no ad etichette etniche, altrimenti siano oltre la xenofobia, siamo al razzismo". "Ma - osserva Fini - se il dna scagiona i due rumeni è vergognoso scandalizzarsi. Dobbiamo stare attenti a non dare vita a provvedimenti che possano portare a ledere i diritti umani". "In Italia ci deve stare chi ha il permesso di soggiorno - continua Fini - ma il clandestino è una persona, con una dignità in quanto uomo che non può essere lesa". La terza carica dello Stato critica in particolare due norme del ddl del Governo, quella secondo cui sarebbe impossibile registrare un bimbo nato da stranieri irregolari in Italia e quella che toglie il divieto per i medici di denunciare i clandestini.
I bimbi fantasma Sull'impossibilità di registrare i bimbi nati da clandestini, il presidente della Camera fa sapere di aver parlato con il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, il quale gli ha spiegato che "non è vero quanto riportato su quella norma. Tuttavia impedire la registrazione di un bimbo nato in Italia da clandestini sarebbe di una gravità inaudita. E non mi convince neanche la norma sui medici: un medico ha il dovere di curare la persona non di vedere se è clandestino o meno". Il pericolo, secondo Fini, sarebbe che "tanti clandestini potrebbero ricorrere a circuiti di medicina alternativa con il rischio di diffusione di patologie". "La civiltà di un Paese - spiega Fini - si misura con il rispetto che si ha della dignità della persona che viene prima di qualsiasi altra connotazione: prima è uomo, poi è altro". Quindi, ha invitato Fini, "ragioniamo prima di dare vita a norme che ledono il diritto della persona, norme che sono immorali e ingiuste".
ARRESTO A CHIUSI (SIENA) PER FURTO
Nel frattempo era scattato l’allarme anti-intrusione e subito la Centrale dei Carabinieri della Compagnia di Montepulciano ha attivato le pattuglie che in quel momento erano nella zona di Chiusi in attività di perlustrazione notturna. Arrivati i Carabinieri sul posto, è stato subito ispezionato il cantiere. Il primo soggetto è stato scovato immediatamente: all’arrivo delle pattuglie, si era nascosto dietro dei pali per ponteggio. Il secondo invece, che in un primo momento era riuscito a scappare a piedi, è stato rintracciato successivamente, dopo che la Centrale aveva diramato le ricerche in tutta l’area. I due sono stati quindi condotti in caserma e lì dichiarati in arresto in flagranza di reato per furto aggravato; saranno giudicati presso il Tribunale di Montepulciano con rito direttissimo. Il materiale che era stato asportato aveva un valore complessivo di 700 Euro circa, restituito poi successivamente al proprietario dell’impresa; mentre di 800 Euro è l’ammontare di quanto cagionato con la forzatura della porta di ingresso del container e per altri danni causati durante la ricerca dei materiali da rubare.
Questa operazione di servizio è frutto di intensificati servizi notturni disposti dalla Compagnia dei Carabinieri di Montepulciano, aumentando nell’arco serale/notturno le pattuglie per tutta la fascia della Valdichiana senese, da Sinalunga fino a Cetona, con finalità principalmente di contrasto ai furti in abitazione e negli aziende. Nelle ultime due notti sono state 18 le pattuglie impiegate, con 36 militari. Sono state controllate 178 persone di cui 24 stranieri; 124 invece le macchine fermate; 5 perquisizioni svolte; 17 locali pubblici controllati, di cui uno multato per aver somministrato bevande alcooliche oltre l’orario consentito di chiusura; per l’attività di controllo alla circolazione stradale, improntata sullo scopo principale di prevenire e reprimere eventuali abusi per guida in stato di ebbrezza, sono state rilevate 5 contravvenzioni.
Sassari: Cinque denunce per ricettazione
SASSARI – Ieri notte, gli agenti della Sezione Volanti, hanno denunciato in stato di libertà cinque giovani per concorso in ricettazione, detenzione di strumenti atti allo scasso e di oggetti atti ad offendere. Si tratta di tre nuoresi (un ventiquattrenne e due diciottenni) e due rumeni (di ventidue e ventitre anni), tutti residenti a Mamoiada, intercettati a bordo di un’auto, dagli agenti in servizio di controllo.
I cinque erano stati segnalati da diversi cittadini che li avevano notati aggirarsi con fare sospetto intorno a dei veicoli in sosta. I ragazzi hanno subito mostrato un’evidente agitazione durante il controllo, comportamento che ha indotto i poliziotti ad approfondire la verifica sui nominativi e sul veicolo. Dagli accertamenti è risultato che in quattro avevano precedenti di polizia, ed all’interno dell’auto sono stati rinvenuti diversi arnesi da scasso ed oggetti utilizzabili a fine d’offesa, nonché un’autoradio, completa di frontalino, della quale gli stessi non hanno saputo dare una giustificazione sulla provenienza.
Per questi motivi, i cinque sono stati denunciati in stato di libertà ed è stata avviata dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura la procedura per l’emissione della misura di prevenzione del rimpatrio con foglio di via obbligatorio che dà la possibilità al Questore di allontanare le persone ritenute pericolose per la sicurezza e la pubblica moralità che si trovino fuori dai luoghi di residenza.
Caserta, sfregia un connazionale durante una lite: arrestato rumeno a Parete
Nella mattinata odierna a Parete (Caserta), i carabinieri della sezione di P.G. della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), hanno dato esecuzione ad un decreto di fermo del P.M., emesso in data 11 marzo scorso, nei confronti del 32enne rumeno Stanciu Cornel Cojocaru, residente a Parete.
L’uomo è ritenuto responsabile di “lesioni personali gravissime”. Il Cojocaru, in data 19 dicembre 2008, durante una lite per futili motivi, ha colpito al volto con una bottiglia di birra infranta, un suo connazionale provocandogli delle lesioni permanenti. Dopo le formalità di rito, l’arrestato è stato associato alla casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere.
Scritto da Laura Ferrante
mercoledì 11 marzo 2009
PEDOFILIA: PERQUISIZIONI IN TUTTA ITALIA, 37 INDAGATI
Droga/ Arrestato italiano in Romania: trasportava 10 kg di eroina in piu prostituzione, pedolifilia!
Giorgio C. 60 anni, è stato poi identificato come un esponente di una rete internazionale di traffico di droga prostituzione e pedofilia. L'uomo arrestato aveva nascosto 5 chilogrammi di eroina, per un valore superiore a 58 mila euro, nel vano del sistema di navigazione satellitare con a bordo cd pedopornografici.
Il cittadino italiano fermato dovrà adesso presentarsi davanti al tribunale di Bucarest per confermare il provvedimento di custodia cautelare per un altra accusa di sfruttamento prostituzione e pedofilia si profila per lui 30 anni di carcere da scontare in romania, l ambasciata italiana segue attentamente il caso.
«PICCHIATI DA 30 ITALIANI» ROMA, FERITI DUE ALBANESI
Le vittime hanno raccontato che stavano passeggiando in strada quando sono stati accerchiati da quattro ciclomotori e quattro autovetture. Dalle auto sono scesi circa 30 uomini, tutti italiani, i quali hanno chiesto ai due se fossero rumeni. I due fratelli hanno avuto solo il tempo di spiegare che erano di nazionalità albanese quando sono stati colpiti con bastoni e pietre. I due stranieri hanno rifiutato le cure mediche e non hanno fornito nessuna indicazione utile per risalire agli aggressori. Indaga la polizia di Stato.
Bloccati due rumeni per furto ai parcometri
Savigliano - Trapano, pazienza e attenzione. Così due giovani rumeni (P.A. di 21 anni e G.A. di 18 anni) hanno agito nella scorsa notte a Savigliano: i due malviventi, senza fissa dimora, erano riusciti a forzare quattro parcometri in diverse zone della città, ma al quinto tentativo sono stati colti in flagranza di reato dai Carabinieri, allertati dai cittadini. Mentre uno scassinava il parcometro, il secondo faceva da “palo” nascosto dietro una siepe. I due sono stati perquisiti e nella loro vettura è stata trovata la refurtiva di 800 euro. Arrestati, ora sono nel carcere di Saluzzo. E’ la prima volta che a Savigliano succede un furto secondo queste modalità ma, grazie all’attenzione dei cittadini, è stato subito fermato sul nascere.
Nuova rissa a Marina tra rumeni e carraresi
E ieri sera i carabinieri sono stati costretti ad intervenire di nuovo perché un rumeno coinvolto nella rissa di sabato sera aveva chiamato il 112 dopo che, a suo dire, un gruppetto di giovani, si era affacciato sul loro pianerottolo con l’intenzione di fare irruzione nell’appartamento e dare una 'lezione'.
Ma quando è arrivata la gazzella del Radiomobile, i giovani carraresi segnalati nel condominio si trovavano invece fuori del portone e nei pressi di locali pubblici. I carabinieri, comunque, li hanno tutti identificati e uno di loro è risultato che era stato coinvolto nella rissa del sabato sera. Vecchia ruggine, incomprensioni, lanci di bottiglie e danneggiamenti: sono le cause che hanno originato l’ennesimo episodio di violenza che la scorsa estate era sfociato in una sorta di Far West con sette feriti, tra cui due poliziotti e quattro arresti, tre rumeni ed un carrarese.
La rissa è scoppiata poco dopo mezzanotte e solo l’intervento massiccio di polizia e carabinieri ha evitato il peggio. I rumeni occupano un appartamento al secondo piano di uno stabile che si affaccia su via Rinchiosa e il viale Colombo dove la sera stazionano a lungo centinaia di giovani carraresi che poi si recano nelle discoteche. Un punto di ritrovo ormai tradizionale che si tarsforma spesso e volentieri in una zona di combattimento.
I carraresi segnalano che dal terrazzo dell’abitazione in questione più volte sono volate bottiglie e lattine di birra che hanno anche colpito alla testa qualche ragazzo. Una situazione esplosiva visto che neppure gli arresti dell’estate scorsa ha rasserenato gli animi. Polizia e carabinieri stanno vagliando alcune testimonianze per identificare gli autori delle aggressioni di sabato sera. Sviluppi alle indagini sono attese nelle prossime ore.
Tredici cellulari e quattro fotocamere: arrestati per ricettazione due rumeni Read more: "Lo Schermo Lucca, Tredici cellulari e quattro fotocamere:
Avevano in macchina 13 cellulari e 4 fotocamere digitali, nascoste dentro uno zaino, in auto, una Hyunday Accent grigia, ma non sono né rappresentanti di questo genere di articoli, né li vendono come professione. Eppure, quando una pattuglia delle Volanti del Commissariato di Viareggio li ha fermati, ieri pomeriggio verso le 17, ha trovato proprio tutto questo nella bauliera della macchina.
Questo ha dato il via ad una serie di controlli che hanno permesso di appurare che due telefoni cellulari di quelli trovati nello zaino, provenivano da furti che erano stati denunciati durante la festa del rione Darsena nel corso dell'ultimo Carnevale, che si è svolta lo scorso 21 febbraio. Sono, quindi, partiti ulteriori accertamenti anche sul resto della refurtiva recuperata.
E intanto i due a bordo dell'auto sono stati sottoposti a fermo e dovranno rispondere del reato di ricettazione. Claudiu Mantu, nato in Romania nel 1981 e residente a Pomezia (Roma), pregiudicato e Silviu Valy Neculau, anche lui originario della Romania, di 25 anni domiciliato a Viareggio e pregiudicato - dopo le formalità di rito - sono stati associati alla casa circondariale di Lucca e adesso si trovano a disposizione dell'autorità giudiziaria.
LADRI IN AZIONE Pendolari del furto, presa banda di rumeni
A BORDO di una Fiat Stilo argento hanno svuotato le macchinette per pagare la sosta negli stalli blu attorno alla cerchia cittadina. Gli agenti hanno seguito tutte le loro mosse in tempo reale. L’operatore della sala operativa della questura ha guidato gli agenti passo passo una volta accortosi di quell’auto sospetta.
I tre (Gheorghe Prunà, Vasile Apoei e Dumitru Ciohoreanu), prima di essere acciuffati in piazzale Marconi, accanto alle Poste, avevano già battuto con successo le colonnine di parcheggio di via Lamagolese (due), via Sani e via XX Settembre.
CACCIAVITI e piede di porco: ogni volta che è stato estratto il cassetto contenente le monete è scattato l’allarme e una Volante è stata inviata sul posto. Nonostante l’intervento fulmineo (lo si vede dai filmati delle telecamere di sorveglianza messi a disposizione della questura), i tre sono riusciti sempre ad allontanarsi.
Fino all’ultimo colpo, quello in stazione. Qui sono stati bloccati e arrestati dalla polizia che li ha condotti nella vicina questura. Nell’auto sono stati trovati 600 euro frutto dei colpi e un’intera cassetta in metallo.
LA QUESTURA ora indaga per capire se i tre, apparentemente insospettabili e senza precedenti, abbiano colpito anche altrove e abbiano poi lasciato il bottino da qualche amico compiacente. Un evento assai probabile visto che è difficile spiegarsi come si possa fare un viaggio da Roma per scassinare delle macchinette scambia soldi. Con quel che costa la benzina poi.
Arrestati a San Felice due cittadini rumeni
I due, verso le ore 19.00, in via don Minzoni, in stato di evidente ebbrezza alcolica, nel corso di identificazione a seguito di precedente litigio con altri connazionali, senza giustificato motivo avevano aggredito una pattuglia di Carabinieri ed una della locale Polizia Municipale, contestualmante intervenuta. Solo dopo una breve colluttazione i due sono stati bloccati ed arrestati.
Rumena violentata e schiavizzata: quattro arresti in Sicilia
Secondo la ricostruzione dei fatti operata dai carabinieri, in gennaio i tre romeni avrebbero avvicinato in patria la connazionale di 20 anni, che cercava lavoro e sperava in una sistemazione come badante in Italia. Ma una volta giunti in Sicilia, i tre uomini le avrebbero sottratto i documenti di identità costringendola, con continue minacce di morte e con le botte, a rimanere chiusa in casa. Qui la giovane sarebbe stata violentata ripetutamente e poi «affidata» a Di Franco, che l'avrebbe violentata a sua volta e costretta a prostituirsi. Tutto è finito quando la ragazza ha trovato la forza di fuggire e denunciare tutto ai militari dell'Arma.
lunedì 9 marzo 2009
Fermati in provincia di Rovigo dei due giovani rumeni, presunti killer di Angelo Peirè (77 anni), ucciso nella sua casa nel centro storico di Genova
Il «giallo» si è quindi risolto sabato notte, quando due giovani cittadini romeni - Marian Ciobanu (19 anni) e Alexandru Toth (28) - sono stati fermati a Occhiobello di Rovigo.
Fermati in provincia di Rovigo dei due giovani rumeni, presunti killer di Angelo Peirè (77 anni), ucciso nella sua casa nel centro storico di Genova. La rapina all’origine della vicenda, ma vittima e sospetti assassini si conoscevano. Le voci dei protagonisti dell’inchiesta nei link a fondo alla pagina e nel testo
Angelo Peirè
«Il giallo è risolto»: così Gaetano Bonaccorso, dirigente della squadra Mobile di Genova ha sintetizzato l’operazione e l’indagine sul delitto di via Del Campo, nel centro storico di Genova. Il movente sarebbe una rapina «finita male»: la vittima conosceva i due e ha aperto loro la porta. Una conoscenza legata all’acquisto, dai due sospettati e da altri, di merce rubata. Quindi della ricettazione di generi che non solo la parte “irregolare” della comunità rumena, ruba nei supermercati liguri e no, rivendendola poi a mercato nero come dimostrato da altre indagini sul campo negli corso degli ultimi anni.
L’AGGRESSIONE A CALCI E PUGNI
È stato aggredito a pugni e calci per rapina Angelo Peirè,. I due romeni, Marian Ciobanu e Alexandru Toth, fermati da polizia e carabinieri a Occhiobello (Rovigo) conoscevano la vittima, che si rivolgeva a loro per acquistare merce rubata, e per questo motivo Peirè ha aperto loro senza timore la porta di casa. Impronte digitali e reperti diversi rinvenuti e repertati in casa di Peirè , la ricostruzione del privato e del pubblico della vita della vittima, hanno consentito di costruire un quadro preciso. Da questi elementi, gli inquirenti sono arrivati ai due romeni. Ciobanu e Toth sono stati fermati in una pensione vicino Rovigo e stavano cercando di procurarsi i biglietti per lasciare l’Italia.
LA RAPINA E I RETROSCENA DA CHIARIRE
La finestra della camera di Peré, come è stata trovata il 2 marzo: luci e tv erano rimaste accese
Come detto, l’omicidio sarebbe stato l’ultimo atto di una rapina degenerata violentemente, anche se gli inquirenti vogliono e devono ancora chiarire del tutto i rapporti tra la vittima e i due sospettati dell’omicidio. Le indagini avevano avuto uno sviluppo negli ambienti gay che erano frequentati dalla vittima, peraltro conosciuta nella città vecchia come persona mite.
Gli inquirenti (per ascoltare Alessandra Bucci, della questura di Genova, clicca qui) hanno confermato che i due sono entrati in casa accolti dalla vittima che li conosceva. La porta di casa non presentava segni di effrazione o forzatura: «Gli ha aperto o li aspettava» hanno detto gli inquirenti. Le ipotesi di accusa sono quelle di omicidio e di rapina. Sarà l’evoluzione dell’indagine a chiarire la tipologia di omicidio che verrà contestata rispetto alla volontarietà dello stesso o come una conseguenza non voluta di un altro delitto (la rapina). In tal senso, gli esiti dell’autopsia e il loro dettaglio sulle cause e modalità del decesso saranno fondamentali per la configurazione del reato; l’esame aveva già evidenziato un paio di colpi al volto e al cranio come i fendenti mortali.
I retroscena più delicati da chiarire, perché attinenti alla vita privata della vittima, sono quelli del rapporto tra la vittima e i due fermati, sia nell’ambito della ricettazione sia di frequentazione personale legata al giro borderline della comunità gay e degli stessi immigrati irregolari. Ovvero se i due rumeni potessero in qualche modo avere avuto o avere rapporti con la vittima o se la stessa vittima fosse oggetto di qualche ricatto. Particolari come detto delicati, ma indispensabili per la costruzione del quadro dell’accusa e della difesa dei due fermati.
L’INDAGINE
L’operazione di sabato è stata condotta dai carabinieri e dagli agenti della squadra Mobile di Genova, in collaborazione con la polizia romena: «Indagini svolte alla vecchia maniera - ha sottolineato il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Gino Micale (clicca qui e ascoltalo) - senza l’ausilio di particolari attrezzature tecnologiche». Gli investigatori sono partiti da alcune impronte digitali trovate in casa di Peirè e hanno “scavato” nella vita dell’anziano, per cercare di capirne le frequentazioni.
GLI INQUIRENTI: FONDAMENTALE LA COLLABORAZIONE DELLA POLIZIA ROMENA
«Sì, forse in Romania tra i criminali è aumentata la percezione che in Italia si possa delinquere con maggiore facilità, si scambiano queste informazioni, ma i romeni che sono qui non sono tutti delinquenti»: lo ha detto Ioan Popa, colonnello della polizia romena a margine della conferenza stampa per il fermo dei suoi due connazionali accusati dell’omicidio di Angelo Peirè. I poliziotti romeni hanno dato «una grossa mano» alle indagini: «In Italia - ha spiegato Popa - ci sono più di un milione di romeni, di cui 958 sono stati condannati. Non so se questa si possa definire una percentuale alta per la criminalità. Però ce ne sono pure 450.000 con documenti regolari, con un contratto di lavoro e 350.000 in corso di regolarizzazione. Noi, comunque, siamo sempre a disposizione della polizia italiana. Il nostro ruolo è quello di dare un’informativa immediata, superando i ritardi della burocrazia. E partecipiamo direttamente alle indagini, anche con attività che possono sembrare semplici, come la verbalizzazione, ma che semplificano molto il lavoro delle forze dell’ordine».
Omicidio nei vicoli, due arresti
Giuseppe Filetto
A tradirli alcuni connazionali e la soffiata di un confidente della polizia. Avevano trovato ospitalità in provincia di Rovigo
"Traditi" dagli amici, immigrati, pregiudicati, senza lavoro e senza domicilio come loro e dalla soffiata di un confidente della polizia. Inoltre, la collaborazione della gente dei vicoli ha portato gli investigatori ai due assassini, ai rumeni che tra il 10 e il 15 di febbraio avrebbero ammazzato a pugni e calci Angelo Peirè. Doveva essere una rapina, all´anziano che a loro apriva la porta, a cui portavano merce rubata: alimentari, abbigliamento, detersivi che poi il settantasettenne rivendeva a basso prezzo alla gente del Centro Storico. Quella rapina sarebbe degenerata, trasformandosi in un omicidio. Gli uomini della Squadra Mobile e del Nucleo Investigativo dei carabinieri hanno fatto scattare le manette ai polsi di Marian Ciobanu (19 anni) ed Alexandru Toth (di 28) tra sabato e domenica. Braccati dagli investigatori, i due sono stati catturati all´una di notte, in strada, a Occhiobello, in provincia di Rovigo, dove avevano trovato ospitalità con l´aiuto di connazionali. Pronti a sconfinare in un paese extra Schengen «La cattura è il frutto della collaborazione tra polizia italiana, carabinieri e polizia rumena», sottolinea il questore Salvatore Presenti. Ognuno ha messo il proprio tassello, alla vecchia maniera, lavorando sulle informazioni acquisite sul territorio. Tanto che la conferenza stampa di ieri è stata presenziata dal comandante provinciale dell´Arma, Gino Micale, da Gaetano Bonaccorso (capo della Squadra Mobile) e dal colonnello rumeno Ioan Popa, distaccato in Italia. Mancava solo il sostituto procuratore Francesco Albini Cardona, che coordina l´inchiesta ed ha firmato l´arresto, basato sugli indizi a carico dei presunti assassini: le telefonate dall´apparecchio fisso di Peirè dimostrerebbero che l´uomo poco prima di morire abbia avuto contatti con i rumeni, o comunque con qualcuno a loro vicino; i due balordi facevano parte delle sue assidue frequentazioni; Toth e Ciobanu, insieme, si sarebbero allontanati da Genova proprio il giorno in cui su un giornale è uscita la notizia che la polizia li stava cercando. Un passo falso e decisivo per i due, tanto da far temere il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove. Ora gli agenti guidati da Alessandra Bucci (dirigente della Squadra Omicidi) e del maggiore Vito Di Gioia (Seconda Sezione Omicidi dei carabinieri) cercano ulteriori elementi forti. Sperano di ottenerli dai rilievi compiuti nella casa di Angelo, al primo piano del civico 13 di via del Campo. Qui, dove l´ex portuale è stato trovato morto il 2 marzo scorso, dopo una decina di giorni e in avanzato stato di decomposizione, sono stati prelevati reperti biologici (macchie di sangue sul pavimento), impronte digitali ed altre tracce che sono state inviate e su cui in queste ore lavora il Ris di Parma.
Uccide la moglie, ferisce la sorella della vittima e si spara
BOLOGNA- Tragedia in un'abitazione sulle colline bolognesi: un uomo ha ucciso la convivente, di nazionalità romena, con un colpo di pistola, poi ha rivolto l'arma contro se stesso e ha fatto fuoco. E' accaduto a Ca' Bortolani, frazione di Savigno. L'uomo, un 60enne, è stato trovato in gravissime condizioni ed è morto dopo qualche ora in ospedale. Rimasta ferita anche la sorella della vittima: è in condizioni non preoccupanti.
Renzo Sapori, ha 60 anni, lei, romena, 27 di meno, voleva chiudere la relazione. Hanno litigato e l'uomo, geloso, ha sparato. Sapori aveva fatto il ristoratore, poi gli affari erano andati male, aveva venduto tutto e da un paio d'anni non aveva alcuna attività. Lei lavorava in una cooperativa della zona. Si era unita a quell'uomo e aveva fatto venire in Italia anche la sorella, di anno più giovane, dopo aver trovato anche per lei un impiego nella stessa impresa.
Proprio la sorella è stata testimone e vittima della follia. La donna, ferita non gravemente ha chiamato dei conoscenti che l'hanno portata in auto fino all'ospedale Maggiore di Bologna e hanno allertato il 118.
Da questo è partito l'allarme ai carabineri. Il personale di "Bologna Soccorso" ha trovato Sapori in condizioni gravissime per quel colpo di pistola alla testa ma è riuscito a portarlo vivo in ospedale. Nulla da fare invece per la sua compagna. Pochi dubbi per i carabinieri che hanno passato la notte nella casa al centro del paesino assieme al pm di turno: la ricostruzione dei fatti è sembrata attendibile e conclusiva. Qualcuno in paese ha raccontato che l'omicida era un uomo dai modi pesanti, che lei si era già lamentata della sua gelosia e che voleva chiudere quella relazione comunque difficile per la differenza di età e cominciare un'altra vita. Non ne ha avuto la possibilità, come è successo tante volte con lo stesso copione.
Verso le 16 i medici dell'ospedale hanno dichiarato la morte dell'omicida. I parenti hanno anche autorizzato l'espianto degli organi.
Italiano rapina prostituta rumena
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| lunedì 02 marzo 2009 | |
| Nettuno, Roma, lunedì 2 marzo 2009- Di solito siamo abituati a sentire il contrario ma in questo caso un pluripregiudicato 42enne di Roma, dopo essersi appartato con una prostituta rumena in località La Campana a Nettuno, aveva puntato una pistola contro la donna rapinandola dei pochi ciondoli d'oro , del cellulare e di soli 50 euro. I fatti erano accaduti il 29 dicembre 2008 e durante tutto questo tempo, il lavoro certosino degli inquirenti era proseguito senza sosta sino a giungere all'identificazione dell'uomo ed all'emissione nei suoi confronti, di un'ordinanza di custodia cautelare. La polizia ha dovuto bloccarlo perché quando ha capito ddi essere in trappola ha tentato di fuggire dal balcone. Ora deve rispondere di rapina a mano armata e detenzione e porto d'armi illegale |
Arrestati a Roma una banda di 5 rumeni che clonava carte di credito
Pimp My Profile Con una microtelecamera collegata a un telefonino e montata su un pannello applicato di notte al bancomat ROMA - Decine di vittime al giorno, centinaia al mese. Ignari clienti che effettuavano prelievi al bancomat digitando il pin della loro tesserina magnetica. Senza sapere però che una banda di clonatori rumeni riprendeva le loro dita sulla tastiera numerica con una microtelecamera collegata a un telefonino e montata su un pannello applicato nottetempo sullo sportello bancario, e senza rendersi neanche conto che all’interno del bancomat, dove si infila la tessera, i clonatori avevano inserito uno scanner in grado di intercettare e memorizzare il codice segreto. Immagine e codice: e il bancomat del cliente era clonato, pronto per essere utilizzato per fare acquisti nei negozi del centro di Roma. GLI ARRESTI - A scoprire il maxi raggiro sono stati gli agenti della Squadra mobile romana che hanno arrestato 5 rumeni, 4 uomini e una donna, sorpresi in un appartamento nel quartiere Prenestino con tutte le apparecchiature necessarie alla clonazione e centinaia di carte già riprodotte o ancora vergini. Gli investigatori, guidati da Andrea Di Giannantonio, sono entrati in azione dopo aver pedinato il quintetto per alcune settimane. I cinque si spostavano su una Fiat Brava e montavano i falsi pannelli di notte, lasciandoli per alcune ore. Nel covo sono stati trovati video caricati su un pc con decine di persone riprese mentre si recavano al bancomat. Non si esclude che i bancomat clonati potessero essere rivenduti ad altre bande. Prima di approdare a Roma, la gang rumena aveva già operato in Toscana.lunedì 2 marzo 2009
In italia rumeni violentano le ragazzine ,ma italiani che violentano i ragazzini e ragazzine in romania ,che dite?
PREMESSA.Questo è un articolo apparso sulla stampa rumena, qualche anno fa dopo un nostro corso di formazione finanziato dalla Regione Piemonte e tenuto per operatori sociali (assistenti sociali, psicologi, forze dell’ordine, insegnanti) a Brasov. L’articolo NON è a nostro favore, poiché critica le denunce da noi fatte e riporta, ancora una volta, la difesa della propria realtà dove si sottolinea “non esistono casi gravi” come quelli denunciati da noi e da alcuni (coraggiosi) operatori rumeni presenti. Che, cifre e denunce alla mano, mostrarono a tutti come Brasov fosse una delle cittadine più “gettonate” dai turisti sessuali.Noi stessi visitammo alcuni orfanotrofi, dove tutto era perfetto: bimbi puliti e nutriti, ambienti profumati, etc. etc.. Sembrava tutto appena stato ripulito….giusto per mostrare alla delegazione straniera come tutto funzionasse alla perfezione.
Fu solo quando, insieme ad alcuni agenti della polizia locale, decidemmo di uscire dall’itinerario programmato dalle autorità che ci imbattemmo negli orfanotrofi che spesso abbiamo denunciato. E li si ripetè il “solito” copione:
bimbi denutriti, sporchi, venduti a pedofili.
Il tutto fu documentato ampiamente (anche con fotografie, alcune delle quali comparse tempo fa nel blog www.massimilianofrassi.splinder.com )e denunciato alle autorità locali, che il giorno successivo fecero uscire il comunicato stampa che a seguire abbiamo riportato, commettendo un solo errore, quello di non commentarlo prima come avremmo dovuto e permettendo che un gruppo di pedofili italiani, nel proprio sito, lo usassero per diffamarci.
Per completezza di informazione aggiungiamo che di questa storia ne ho parlato ampiamente nel mio libro “L’inferno degli angeli”.
Detto questo l’’articolo rimane come testimonianza di come, il problema innegabile dell’infanzia violata in Romania, abbia da parte delle autorità locali (da sempre) una assurda ed ingiustificabile difesa ad oltranza.Quanto ai pedofili che l’hanno utilizzato, ancora una volta la riprova della loro malafede e delle bugie che producono dal nulla.
Italienii spun ca Brasovul este un oras al turismului sexual • Politia si Directia Judeteana pentru Protectia Drepturilor Copilului considera ca informatiile italienilor sint tendentioase si neadevarate • la Brasov nu s-a semnalat nici un caz de abuz sexual savirsit de un cetatean strain asupra vreunui copil Brasovul este primul oras dupa Bucuresti in care se practica pe scara larga turismul sexual, sustin presedintii unei asociatii de protectie a copiilor din Italia, prezenti in orasul nostru la un seminar pe tema abuzurilor si violentelor indreptate impotriva copiilor. Italienii au intrat intr-o adevarata disputa cu institutiile locale care se ocupa cu protectia copiilor, dupa ce au afirmat ca ar avea informatii conform carora numerosi cetateni straini, unii chiar din tara lor, cumpara cu bani grei sau ademenesc copii din Brasov de care apoi abuzeaza sexual. ”Avem un studiu asupra turismului sexual. Am inceput cu Bucurestiul, unde situatia este inspaimintatoare. Al doilea oras este Brasovul, unde cetatenii straini vin sa caute copii si sa abuzeze de ei. Avem informatii conform carora foarte multi copii cad victime pedofililor italieni, care la Brasov gasesc o piata ieftina de carne vie”, a declarat Massimiliano Frassi, presedintele Asociatiei Prometeo. Italienii au mai spus ca, din informatiile lor, victime ale abuzurilor sexuale savirsite de pedofili straini cad chiar si copii din institutiile de ocrotire. Reprezentantii Directiei Judetene pentru Protectia Drepturilor Copilului considera ca informatiile italianului sint tendentioase si neadevarate. Conducerea DJPDC este surprinsa de afirmatiile facute de reprezentantii Asociatiei Prometeo, deoarece nici Directia si nici Politia nu au astfel de informatii, desi ambele institutii au ”lucratori stradali” care se ocupa si de copiii strazii, cu care mentin o relatie strinsa. Nici unul dintre copiii strazii nu s-a plins reprezentantilor celor doua institutii ca ar fi fost supus vreunui abuz sexual. ”La nivelul tarii, si in special la Brasov, nu putem cataloga acest aspect ca fiind un fenomen. In Brasov nu s-a inregistrat nici macar un caz de acest gen”, ne asigura maiorul Ioan Necsulescu de la IPJ Brasov. Maiorul Necsulescu spune ca nu neaga ca ar putea exista vreun caz de abuz sexual comis de cetateni straini, daca este vorba despre un copil al strazii, dar copiii institutionalizati nu traiesc astfel de drame. ”Eu nu imi amintesc sa se fi plins nici un copil al strazii de acest lucru”, mai spune totusi politistul care se ocupa cu protectia copiilor. Politia si Directia pentru Protectia Drepturilor Copilului vor cere delegatiei italiene sa dezminta oficial afirmatiile facute la Brasov, in cazul in care acestea nu sint sustinute cu dovezi clare, si sa informeze populatia asupra situatiei reale de la Brasov. Italienii veniti la Brasov au vizitat citeva centre de primire minori, leagane si centre de plasament si au fost mirati de conditiile bune in care cresc copiii. ”Ni s-a cerut sa aratam si alte camine sau centre in care nu exista conditii atit de grozave, italienii acuzindu-ne de faptul ca le aratam doar cele mai bune centre. In judetul nostru nu exista insa altele. Majoritatea centrelor pentru minori au fost renovate si asigura conditii deosebite copiilor. In aceste camine au fost investiti multi bani. In cele din urma, italienii au spus ca, in Brasov, copiii institutionalizati traiesc in conditii mai bune decit in Italia”, a adaugat maiorul Necsulescu.
Crisi Globale...

giovedì 25 ottobre 2007
Chiese Ortodosse in Italia
lunedì 22 ottobre 2007
Parma - Romania
Tale collaborazione è stata sancita dalla sottoscrizione di un secondo protocollo, siglato nel giugno 2005.
Con la sigla dei protocolli d’intesa si sono create le basi per progetti di cooperazione internazionale e di partnership tra la nostra Provincia e quella di Cluj.
Ciò ha consentito anche di approfondire la conoscenza reciproca delle culture di due popoli vicini non solo geograficamente.
In questi anni sono diverse le iniziative realizzate.
Insieme alla Camera di Commercio di Parma e a Soprip Spa è stato sottoscritto un progetto di sviluppo economico e cooperazione tra imprese di Parma e di Cluj, che ha visto la realizzazione di:
un piano di formazione a favore di operatori economici e imprenditori, esteso successivamente anche al personale del settore sanitario e sociale;
un intervento di innovazione tecnologica per favorire l’informatizzazione delle amministrazioni locali;
un Centro Informazioni Italia-Romania, istituito presso l’Assessorato Provinciale Attività Produttive che funge da "nodo di rete" del progetto CENT.RO. Il progetto, promosso dall’Unioncamere Veneto con il contributo del Ministero Attività Produttive, prevede la creazione di 7 Centri Informazione in altrettante città romene (Cluj, Brasov, Braila, Iasi, Costanza, Prahova e Timisoara) capaci di fornire alle aziende servizi di informazione, consulenza e assistenza, oltre a facilitare i rapporti fra i nostri imprenditori e la Pubblica Amministrazione locale.
È inoltre in fase di realizzazione una convenzione tra la Provincia di Parma e l’Associazione Imprese Italiane di Cluj, allo scopo di permettere alle nostre aziende, tramite la suddetta Associazione, di affrontare con professionalità le molteplici problematiche gestionali poste dalla legislazione romena piuttosto complessa e da un mercato in rapido mutamento. L’Associazione infatti è in grado di mettere a disposizione legali, notai, commercialisti, ecc, di provata fiducia e in grado di risolvere qualsiasi problema debba affrontare un’impresa, sia che intenda per la prima volta entrare in contatto con quel mercato, sia che vi operi già.
Cluj è una città che, come tutta la Romania del resto, ha in corso importanti investimenti per l’ammodernamento del Paese anche in vista dell’ingresso nella UE previsto per il 2007. Le strade, i parcheggi, le infrastrutture ambientali, ecc, sono ora nella fase di progettazione e di finanziamento. A questo processo le forze istituzionali ed economiche della nostra Provincia stanno già collaborando da tempo.
La Provincia in questi anni ha organizzato diverse visite e missioni economiche nella capitale della Transilvania, che hanno consentito a un significativo numero di operatori e di aziende di Parma di confrontarsi con strutture pubbliche e imprenditori locali interessati alle produzioni agroalimentari e industriali del nostro territorio.
Le imprese che intendessero lavorare in Romania possono reperire notizie e informazioni utili sul notizoario on-line Parma chiama Romania.
Nell’ambito della cooperazione tra le Università di Parma e di Cluj sono in corso non solo scambi scientifici ma anche concrete esperienze per omogeneizzare contenuti e metodi della formazione, per esempio in campo infermieristico.
Nel novembre 2003 la Provincia di Parma, l’Università di Medicina e la Scuola per Infermieri Professionali di Cluj hanno siglato un accordo al fine di rendere operativo nel minor tempo possibile il personale romeno interessato a lavorare nelle strutture di Parma e provincia: gli infermieri in attesa del riconoscimento del Diploma Professionale da parte del Governo Italiano possono accedere, infatti, a corsi integrativi di lingua e legislazione sanitaria italiane finanziati dalla Provincia di Parma. Anche il Vice Consolato di Cluj e il Consolato italiano di Bucarest hanno raggiunto un’intesa mirata a semplificare l’iter burocratico.
Questa collaborazione ha consentito risultati concreti: la formazione di infermiere che hanno trovato nel nostro servizio sanitario una possibilità di occupazione, iniziativa estremamente utile anche per noi, considerata la carenza di queste figure professionali nel territorio locale.
Anche in campo culturale sono in atto scambi e ipotesi di lavoro comuni: in particolare si è avviata una pluriennale collaborazione con l’Assessorato provinciale alla programmazion e Panificazione territoriale sul tema dei musei etnografici. Cluj è infatti sede del più antico Museo Etnografico della Romania e la Romania è all’avanguardia a livello europeo nel campo degli studi etnografici.
Nel giugno 2005 è stata poi organizzata la “settimana rumena a Parma”: cinque giorni di cultura, spettacoli, dibattiti, seminari per lo sviluppo della cooperazione con Cluj Napoca.
La cinque giorni rumena è stata organizzata dall’ Agenzia per l’internazionalizzazione della Provincia, in collaborazione con l’Università degli Studi, la Camera di Commercio e la Regione Emilia Romagna.
La delegazione, proveniente dalla città rumena di Cluj Napoca era composta da circa 130 persone tra amministratori locali, imprenditori, docenti universitari, associazioni culturali e studentesche.
La visita e il programma delle attività della settimana hanno rafforzato i legami culturali ed economici tra le due città, rendendoli ancor più stabili e reciprocamente vantaggiosi. Numerosi gli eventi organizzati, in ambito scientifico, culturale ed economico.
martedì 11 settembre 2007
DIRITTO INTERNAZIONALE
Il Diritto internazionale è suddiviso in Diritto internazionale pubblico e Diritto internazionale privato.
Il primo, chiamato anche "diritto delle genti" (ius gentium), è quella branca del o che regola la vita della comunità internazionale.
Il secondo, nonostante l'appellativo di internazionale, è l'insieme delle norme di diritto interno che risolvono i conflitti fra le disposizioni dei diversi ordinamenti giuridici applicabili ad un medesimo rapporto, quando esistono collegamenti a più di una legislazione nazionale. Per completezza si ricorderà come le norme concordate fra gli Stati per l'uniforme regolazione del Diritto internazionale privato facciano invece parte del Diritto internazionale pubblico, trattandosi di norme che coinvolgono l'attività di organi statuali.
La comunità internzionale
Tradizionalmente la comunità internazionale è considerata come costituita da stati sovrani e indipendenti che si pongono in una posizione di eguaglianza formale reciproca: il diritto internazionale regola i loro rapporti.
La principale differenza tra la struttura del diritto internazionale e quella del diritto interno è l'assenza di un'autorità centrale che emani la legge e ne assicuri il rispetto (c.d. "anarchia" della comunità internazionale).
A partire dalla fine del XIX secolo e soprattutto dalla fine della prima guerra mondiale agli Stati si sono affiancate le organizzazioni internzionali mentre con l'inizio della decolonizzazione hanno progressivamente assunto personalità giuridica internazionale i movimenti internazionali, purché esercitino il controllo effettivo su una popolazione ed un territorio.
Alcuni internazionalisti ritengono che i recenti sviluppi della materia stiano facendo lentamente emergere una soggettività giuridica internazionale degli individui, posizione contrastata dalla maggior parte della dottrina, che ritiene che la scena internazionale è ancora dominata dagli Stati e dalle Organizzazioni sovranazionali, malgrado il ruolo sempre più importante svolto dai singoli e dalle ONG. Il riconoscimento della personalità internazionale degli individui si appoggia sul crescente numero di diritti e obblighi internazionali che spettano ai singoli in quanto tali e non in quanto cittadini di uno stato, come i diritti umani e la responsabilità internazionale individuale o crimini internazionali
In altri termini, se è vero che "ibi societas, ibi ius", se cioè è vero che il diritto scaturisce dalla necessità della regolazione dei rapporti sociali, ove ci si soffermi sul gruppo sociale costituito dalla comunità internazionale, emerge chiaramente, che, ove esistano dei soggetti che operino in un contesto ultranazionale, costoro avranno bisogno di regole per gestire i loro reciproci rapporti: tali regole costituiscono appunto il diritto internazionale pubblico.
Diritto degli Stati
Gli Stati non sono solo i destinatari, ma anche i creatori delle regole internazionali e sono essi stessi a dare attuazione a operazioni coercitive unilaterali o multilaterali (istituto dell'autotutela). La Corte Internazionale di Giustitia, istituita contestualmente con le nazioni unite per dirimere pacificamente le controversie fra Stati, può esercitare la sua giurisdizione solo se i governi accettano preventivamente la sua autorità. Il principio di effettività regola molti campi del diritto internazionale. I rapporti di forza tra gli Stati ne influenzano inevitabilmente lo sviluppo.La nascita della moderna comunità internazionale viene fatta convenzionalmente risalire alla firma del o di Westfalia nel 1648 Il trattato riconosce l'esistenza di Stati che si fondano su confessioni religiose protestatnti e assicura l'indipendenza de facto ai membri del sacro Imperio Romano: sancisce così il declino delle due autorità che avevano dominato le relazioni internazionali in Europa, il Papa e l'Imperatore, con la loro pretesa di universalità.
Per un certo numero di secoli i membri più attivi della comunità internazionale sono stati gli Stati europei, ai quali si sono affiancati, una volta raggiunta l'indipendenza, gli Stati Uniti e i paesi dell'America latina. I rapporti con i paesi che rappresentavano civiltà differenti come Cina, Impero Ottomano e Giappone furono segnati invece in questo periodo dalla pretesa europea di superiorità (ad esempio i trattati stipulati dall'Impero cinese con le potenze europee a partire da metà '800 erano detti trattati ineguali per i vantaggi che portavano a queste ultime). Le entità territoriali più deboli vennero invece spesso assoggettate a regime coloniale.
Con la nascita di stati socialisti in Europa orientale prima e la decolonizzazione poi, un numero sempre maggiore di Stati è entrato a far parte della comunità internazionale ed è venuta meno la relativa omogeneità ideologica culturale, religiosa che per molto tempo aveva costituito il cemento della comunità internazionale. Anche il potere politico, militare ed economico è distribuito in maniera estremamente disomogenea, facendo sì che l'eguaglianza tra Stati indipendenti resti per lo più un presupposto teorico. Negli anni '60 e '70 i paesi del terzo mondo soprattutto quelli riuniti nell'organizzazione dei non allineati tentarono di introdurre nuovi principi nel diritto internazionale che mutassero i rapporti di forza tra Nord e Sud del mondo, ma riuscirono a far approvare solo Dichiarazioni di principi dall'assemblea generale dell’ONU
Con la dissoluzione del blocco socialista i cosiddetti stati occidentali sono diventati di nuovo la forza egemone a livello mondiale. I paesi del Terzo Mondo cercano soprattutto il compromesso e hanno rinunciato a porre rivendicazioni collettive. Il ruolo di predominio degli Stati Uniti ha fatto parlare alcuni di "Impero mondiale americano".
Le organizzazioni internazionali
Più recentemente le organizzazioni internazionali sono entrate a far parte della comunità internazionale. Le prime organizzazioni erano create per scopi specifici e limitati (Unione Postale Universale creata nel 1875, Unione per la protezione della proprietà industriale nel 1883 etc.). Il primo tentativo per dare un ordinamento unitario alla comunità internazionale fu la creazione, nel 1919 della SDN (società delle nazioni) fortemente voluta dal presidente americano Woodrow Wilson, che aveva cercato anche di far entrare nel diritto internazionale una serie di importanti principi, solo in parte accettati dalle nazioni europee: innanzitutto il pacifismo e l'autodeterminazione dei popoli (i "quattordici punti"). La Società aveva poteri molto deboli: come se non bastasse gli stessi Stati Uniti non entrarono a farne parte per l'opposizione del Congresso. Nel 1945, l'ONU prese il posto della SDN. L'ispiratore del progetto era di nuovo un presidente americano, Franklin Delano Roosevelt, che morì prima della nascita dell'ONU ma che vide le sue idee portate avanti dai suoi ex collaboratori. L'ONU aveva ed ha grossi limiti, in buona parte legati al sistema dei veti: per molti anni il sistema di sicurezza collettiva disegnato dalla sua Carta restò paralizzato a causa della guerra fredda, ma in ogni caso la sua nascita ha segnato un passo in avanti importante. Lo Statuto delle Nazioni Unite prevedeva inoltre il divieto dell'uso della forza a livello internazionale, a differenza di quello della SDN.
Gli ultimi sviluppi della comunità internazionale
Gli sviluppi recenti del diritto internazionale, in particolare in materia di protezione dei diritti umani, hanno fatto ritenere ad alcuni studiosi che si stia lentamente affermando una soggettività umani internazionale degli individui, in rottura con i dettami del diritto internazionale classico.
Mentre tradizionalmente la responsabilità internazionale è collettiva (diretta contro lo Stato nel suo complesso) la fine della seconda guerra mondiale ha visto con il processo di Norimberga per la prima volta individui che avevano ricoperto alti incarichi governativi venire chiamati a rispondere personalmente dei crimini commessi in nome del loro Stato contro altri popoli davanti a un tribunale internazionale. Con tutti i suoi limiti, Norimberga creò un precedente importante in materia di tutela dei diritti umani a livello mondiale, con la creazione della nozione di crimine contro l‘umanità: si afferma l'idea che esistono valori che gli Stati non possono violare coprendosi sotto il mantello della sovranità e dell'indipendenza.
Lo Statuto della corte penale internazionale, recentemente entrato in vigore (ma non ratificato da numerosi Stati, tra cui gli Stati Uniti) fa rientrare nella nozione di crimine internazionale il genocidio i crimini contro l'umanità (nella definizione rientrano praticamente qualsiasi grave delitto commesso su larga scala e in modo sistematico e la pratica dell'apartheid i crimini di guerra previsti dal Diritto internazionel umanitario o e la guerra di aggressione.
Alcuni trattati internazionali, come quello della Corte europea dei diritti dell’uomo prevedono poi la possibilità degli individui di rivolgersi autonomamente a organismi internazionali per far rispettare i propri diritti, senza la mediazione degli Stati.
La maggior parte degli internazionalisti peraltro osservano che gli strumenti internazionali che danno agli individui la capacità giuridica attiva e passiva davanti a Corti giudiziarie internazionali, sia in materia penale sia in materia civile ed amministrativa, siano soltanto degli strumenti di delega; in altre parole gli Stati contraenti accettano che, per determinate materie, la giustizia possa - e non necessariamente debba - essere amministrata da un Organo giudiziario sovrannazionale. Confermano tale ipotesi la formula "aut dedere aut judicare", che lascia alla facoltà dello Stato la scelta del procedimento internazionale in sostituzione di quello nazionale, e le recenti disposizioni che hanno restituito alle Corti d'Appello nazionali la competenza a giudicare sulle violazioni del concetto di "giusto processo", in precedenza assunte dalla Corte di Strasburgo.
Inoltre, in materia di autodeterminazione dei popoli, i movimenti di liberazione nazionale hanno visto il riconoscimento del loro status di soggetti di diritto in presenza di un controllo effettivo sul territorio e sulla popolazione non accompagnato da un controllo formale (vedansi i Sogetti del diritto internazionale). Alcuni studiosi sottolineano anche il ruolo delle grandi imprese internazionali o joint ventures, così potenti da compromettere a volte l'indipendenza sostanziale degli Stati deboli e influenzare le decisioni degli organismi internazionali: va peraltro confermato che ciò non basta per farne dei soggetti di diritto internazionale.
Diritto consuetudinario e diritto convenzionale
Proprio a causa dell'anarchia della comunità internazionale, il diritto internazionale universalmente valido è per lo più diritto consuetudinario, anche se la politica delle organizzazioni internazionali come l'ONU può influenzarne lo sviluppo (ad esempio sull'uso della forza nelle relazioni internazionali). Per entrare a far parte del diritto consuetudinario una regola deve essere accettata almeno da una larga maggioranza degli Stati che comprenda gli Stati più influenti a livello internazionale.
Il diritto convenzionale si basa invece sulle convenzioni e sui trattati liberamente stipulati dagli Stati, che si impegnano a rispettarne le disposizioni. Di norma il diritto pattizio prevale sul diritto consuetudinario (il diritto particolare prevale su quello generale), ma con una importantissima eccezione per quanto riguarda lo Ius cogens. Una norma di ius cogens è una norma consuetudinaria che protegge valori considerati fondamentali e a cui non si può in nessun modo derogare: se due Stati stipulano un trattato in cui si propongono di attuare violazioni dell'integrità di uno Stato terzo o di eseguire azioni considerate crimini internazionali il trattato stesso è considerato nullo.
Forme, contenuti e procedure per la formazione del diritto convenzionale sono state codificate nella Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati; nel Preambolo di questa Convenzione si precisa che le regole del diritto internazionale consuetudinario continueranno a regolare le questioni non disciplinate dalle disposizioni della Convenzione stessa, anche perché la Convenzione rappresenta solo un punto di riferimento e non coincide necessariamente alle consuetudini internazionali in materia.
Fonti
Consuetudine: comportamento costantemente e uniformemente ripetuto nel tempo, nella convinzione della sua obbligatorietà.Per aversi una consuetudine è necessaria la presenza di due requisiti fondamentali: - "diuturnitas"(prassi) ovvero il protrasi nel tempo di un determinato comportamento,- "opinio iuris sive necessitatis" ovvero la convinzione da parte degli Stati della giuridica obbligatorietà di un determinato comportamento.
Accordo
Fonti previste da accordo: atti di un'organizzazione internazionale, ad esempio le direttive e i regolamenti della UE o le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU
Soggetti
Gli Stati che soddisfino i requisiti della effettività e della indipendenza (intendendosi lo stato nella sua accezione di Stato-Organizzazione, ossia l'insieme dei governanti e degli apparati di governo);
Le Organizzazioni internazionali tra le quali in particolare l'ONU, i suoi Organi ausiliari e le Organizzazioni collegate.
La Santa sede (da non confondersi con lo Stati della città del Vaticano) e, solo secondo una minoranza di studiosi.
I movimenti che esercitano sostanzialmente il controllo di un territorio e di una popolazione, pur non avendone il controllo formale, come ad es. gli Insorti. Mentre per quanto attiene ai movimenti di liberazione a questi non è conferita una vera e propria personalità giuridica quanto il diritto di prendere parte alle riunioni internazionali che trattano di autodeterminazione dei popoli.
la soggettività di alcuni enti è invece in discussione sono generalmente non considerati come soggetti del diritto internazionale:
Il Sovrano ORDINE DI MALTA pur avendo intrattenuto con lo stato italiano uno scambio di lettere di carattere internazionale e anche se alcuni funzionari dell'ordine gondono di immunità diplomatica l'Oridine di Malta non è considerato soggetto di diritto internazionale, anche se a questo ordine è riconosciuta una personalità giuridica internazionale utile allo svolgimento delle sue funzioni assistenziali. per approfondimenti:
Pur avendo riconosciuto il diritto di autodeterminazione i popoli in se non sono considerabili soggetti di diritto internazionale, mancano infatti le caratteristiche proprie di una stabile organizzazione e della presenza di istituzioni governative.
Le OING (organizzazioni internazionali non governative) non sono considerabili soggetti di diritto internazionale anche se molti trattati attribuiscono loro ruoli internazionale. Parte della dottrina riconosce una limitata soggettività internazionale anche agli individui facendo riferimento al crescente corpo di norme relative al diritto umanitario.
Gli Stati
Gli stati sono i soggetti principali del diritto internazionale essi devono presentare tre caratteristiche sostanziali:
avere un popolo: gli stati devono esercitare il loro controllo su di una popolazione stanziata in un dato territorio
avere un territorio: gli stati devono esercitare il loro controllo su di uno specifico territorio, non è tuttavia importante che i confini di questo territorio siano esattamente delineati ma è essenziale poter riconosce un nucleo territoriale nel quale gli stati abbiano un reale controllo.
avere sovranità reale sul territorio e sul popolo, questa categoria è composta da due tipologie di sovranità.
sovranità interna: è la capacità di uno stato di esercitare il proprio imperio all'interno del proprio territorio.
sovranità esterna: è la capacità di esercitare il governo di una regione e di un popolo indipendentemente da ingerenze di altri stati, controaltare di questa caratteristica è il dovere di ogni stato di non ingerenza nelle competenze governative di un altro stato.
Più in particolare possiamo indicare delle categorie di stato non propriamente dette che godono o no di soggettività internazionale. a tale proposito possiamo ricordare:
I microstati: seppur il territorio sia poco esteso e la popolazione poco numerosa sono soggetti di diritto internazionale
Stati confederati: sono considerabili soggetti di diritto internazionale ma relativamente alle competenze non demandate alle istituzioni confederative. Ad esempio gli stati della c.d. CSI (Comunità Stati Indipendenti).
Stati fantoccio: non godendo di sovranità esterna non sono considerabili come soggetti di diritto internazionale
Stati federati: non sono considerabili come soggetti di diritto internazionale in quanto delegano ampi poteri all'istituzione federativa (tipicamente competenze internazionali e di difesa) venendo così a mancare la caratteristica della sovranità esterna ad esempio gli stati degli STATI UNITI D‘AMERICA.
Governi in esilio: i governi in esilio, parlando di questa categoria si fa soprattutto riferimento ai governi riparatisi in Inghiltterra durante la seconda guerra mondiale non sono da considerarsi soggetti di dirtitto internazionale perché non godono né di un territorio né della reale possibilità di esercitare sovranità sulla popolazione che vi è stanziata. Ciò nonostante, con l'auspicio che in futuro questi governi rientrino in possesso di popolo e territorio, gli atti internazionali compiuti da questi governi possono ritenersi validi. Tale validità è stata fondata però esclusivamente su considerazioni di tipo politico e non giuridico.
L'acquisto della soggettività internazionale da parte degli stati come anche dei movimenti di liberazione e dei movimenti di insurrezione è legata alla reale manifestazione delle tre caratteristiche di cui sopra (popolazione, territorio, sovranità) in capo ad una organizzazione.
Essendo l'ordinamento internazionale atipico, non contemplando cioè un'istutuzione normativa e giudiziale ma lasciando tutto alla libera iniziativa degli stati e agli accordi che questi pongono in essere tra loro non può in nessun modo essere delineata una procedura di acquisto della soggettività internazionale.
Più in particolare la questione assume un carattere soprattutto politico in quanto di per se il riconoscimento di uno stato da parte di un altro stato o da parte di istituzioni internazionali non ha che una funzione dichiarativa e non costitutiva cioè non è essenziale che vi sia riconoscimento da parte gli altri soggetti perché un'istituzione diventi soggetto di diritto internazionale.
Esempio adducibile è lo stato di Israele che esercita controllo e governo su di un territorio ed in capo ad una popolazione, pur non essendo riconosciuto dalla quasi totalità dei paesi arabi.
Ancora, il riconoscimento può essere espresso (dichiarato da altri stati) o tacito (deducibile dall'inizio di attività di diritto internazionale aventi come controparte il nuovo soggetto, come ad esempio la stipula di un trattato)
Pur essendo per uno stato, in linea di principio, lecito amministrare il proprio territorio a piacimento organizzando liberamente le istituzioni governative e le leggi che regolino la comunità civile, la sovranità dello stesso sul suo territorio conosce diverse limitazioni. Tali limitazioni si riferiscono in primo luogo al divieto di violare il c.d. Jus Cogens quell'insieme cioè di consuetudini imperative per ogni stato in particolare riferimento al rispetto dei diritti umani.
Altra categoria di limitazioni riguarda l'immunità garantita ai funzionari di altri stato. Il principio sottostante che garantisce una protezione estensiva agli agenti diplomatici di stati esteri è da ricercarsi nella consuetudine che istituzioni di pari grado non possano citarsi in giudizio e giudicarsi l'una con l'altra. Questo si riflette nel diritto internazionale nella pratica dell' immunità per i funzionari di uno stato estero che in linea di massima presenta queste caratteristiche:
un funzionario di uno stato estero ha diritto ad immunità per quegli atti compiuti per il c.d. Jus Imperii cioè nell'ambito delle proprie mansioni in quanto organo di stato estero.
l'immunità comprende:
immunità fiscale
immunità penale (escusa per i consoli in caso di reati gravi)
immunità civile (escusa per beni immobili o attività economiche non possedute per conto dello stato per cui il funzionario opera, viene altresì escusa per le controversie riguardanti le successioni ed eredità)
Sono previste nell' immunità diplomatica anche:
inviolabilità personale
inviolabilità domiciliare
ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE
L' organizzazione internazionale, come concetto generico, indica il sistema della cooperazione fra gli Stati.
In senso specifico, con organizzazione internazionale (talvolta seguita dall'aggettivo "governativa" o "pubblica") si intende tradizionalmente un'associazione di Stati costituita attraverso un accordo internazionale (che diviene lo statuto dell'organizzazione) il quale ne determina gli organi principali e definisce le competenze, attribuendo implicitamente il carattere della permanenza e della personalità internazionale.
Esempi di organizzazioni internazionali contemporanee sono l'ONU, l'UIT, l'OMC, l'UE in realtà l'UE è una organizzazione sovranazionale e non internazionale), etc. In realtà, esistono notevoli differenze tra le varie organizzazioni internazionali. Più avanti nella voce sarà abbozzata una serie di distinzioni utili a cogliere le più notevoli fra queste differenze.
Oltre alle organizzazioni internazionali pubbliche o governative, così dette perché costituite da Stati sovrani, esistono le NIZZAZINO INTERNAZIONALE NON GOVERNATIVE (OING), che sono associazioni create da privati.
Nel resto di questo articolo ci si occupa solo delle organizzazioni internazionali pubbliche o governative i cui membri siano gli Stati della comunità internazionale.
Origine
La ragione generale che spinge gli Stati a cooperare è la necessità di tutelare alcuni interessi particolari che per loro natura o estensione non trovano efficace tutela a livello del singolo Stato. Tali interessi possono essere intesi come beni pubblici internazionali, come la pace e sicurezza internazionali, la tutela ambientale, il commercio internazionale, etc.
È a partire dal Congresso di Vienna (1815) che si verifica un primo tentativo di organizzazione internazionale. A tutela delle deliberazioni di Vienna si costituì un sistema diplomatico imperniato sul cosiddetto Concerto europeo, vale a dire una sorta di direttorio delle grandi potenze che sebbene non caratterizzato da una organizzazione permanente può considerarsi l'antesignano delle future e più compiute organizzazioni internazionali a carattere universale, vale la SdN e l'ONU.
Le organizzazioni internazionali del Concerto europeo, della SdN e dell'ONU furono istituite in seguito a conflitti che stravolsero il vecchio sistema diplomatico, a tutela di nuovo, che esse rappresentano. Il bene pubblico internazionale che esse tutelano è quello di un ordine incarnante i valori dei vincitori dei conflitti che le hanno precedute.
Personalità giuridica
Esse sono governate dal principio di specialità, ovvero non sono dotate, a differenza degli stati, di competenza generale, ma si vedono attribuire dagli stati che le creano poteri i cui limiti sono fissati in funzione del perseguimento degli interessi comuni che esse hanno il compito di promuovere.
Da tempo si è ormai affermato che possiedono una personalità giuridica propria distinta da quella degli stati che partecipano ad esse. A tale principio si ispira la giurisprudenza Italiana del '900, ma i requisiti per la titolarità di una vera e propria personalità sono indicati nella necessaria autonomia, anche organizzativa, distinta da quella degli stati membri, e nella presenza di una missione ben definita, con attribuzione di relative competenze al cui esercizio corrisponde la titolarità di uno specifico staus nella comunità internazionale Tali caratteri sono emersi in un caso famoso sottoposto alla Corte internazionale di giustizia nel 1949, nello stabilire se (ONU) godesse del diritto al risarcimento del danno provocato dalla violazione di obblighi relativi al trattamento ed alla protezione internazionalmente dovuta ad un proprio agente. Nel caso si osservò che "la conclusione di accordi, di cui l'Organizzazione è parte, ha confermato il carattere di adeguata autonomia dell'Organizzazione che occupa una posizione per alcuni versi distinta dai suoi Membri, ed ai quali ha il dovere, ove del caso, di ricordare il rispetto di certi obblighi", ma anche che: "L'Organizzazione è stata destinata a godere di diritti che possono spiegarsi solo se ad essa è attribuita, in larga misura, la personalità internazionale e la capacità di agire asul piano internazionale. Si deve riconoscere che i suoi Membri, assegnandole certe funzioni, l'hanno dotata delle competenze necessarie per permetterle di svolgere effettivamente queste funzioni".
europa debole
Io mi chiedo: ma i giornalisti che dicono queste scemenze lo sono o lo fanno? o non si rendono conto di quali idiozie stanno dicendo e confermano quello che penso e sento dire dalla gente, ovvero che sono solo schiavi di chi ha interesse a fargli dire simili balle.
Pagare la benzina meno: roba da morir dal ridere.
Certamente i petrolieri la pagano meno e certamente fanno un mucchio di soldi, visto che noi la paghiamo sempre lo stesso prezzo!
Comprare prodotti cinesi a minor prezzo: certo che se si potessero mangiare i computer o i lettori di DVD sarebbe conveniente. Peccato che la spesa ogni giorno si faccia in Euro e peccato che i beni alimentari e agricoli siano iperprotetti e di concorrenza da area dollaro non se ne parla nemmeno
Andare in vacanza dove si paga in dollari: la soddisfazione del pirla. A parte il fatto che sarebbe bene andare in vacanza in Italia, se fosse economicamente accessibile (ormai siamo più cari - sul serio - della Svizzera), ma che soddisfazione c'e' ad andare in vacanza dove si paga in dollari? E' soddisfazione andare in vacanza perchè si sta bene e si guadagna, non di certo quando tornando si potrebbe aver perso il posto di lavoro.
La realtà è che con l'euro così forte non si vende nulla all'estero e l'unico rimedio per le aziende è chiudere o andare a produrre dove il lavoro si paga in dollari. Oggi paradossalmente conviene aprir fabbriche in America, per non dire ovviamente tutti gli altri paesi dell'estremo oriente legati al dollaro.
La realtà è che gli americani sono furbi e usano la valuta politicamente per i loro interessi di medio e lungo periodo. Noi in Europa non abbiamo un potere politico che possa fare altrettanto e ci siamo affidati ai banchieri, che ovviamente gestiscono la valuta cercando di mantenerla ai valori più alti possibili. In questo modo garantiscono il potere di acquisto di chi i soldi li ha, contribuiscono ad aumentare il differenziale fra chi ha e chi non ha, e fanno sì che gli imprenditori e i loro dipendenti vadano in malora.
Quindi, andiamo in vacanza in area dollaro e, mentre siamo la', cerchiamo di vedere se possiamo aprirci un'attivita' e restarci, perche' qui, di questo passo, ci sara' ben poco da ridere.
EURO
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